sexta-feira, 28 de dezembro de 2012

Para acomodar-se com facilidades, BH, 0180601999.

Para acomodar-se com facilidade,
Ser mais acomodável que eu,
Só o Fernando Henrique Cardoso,
O vulgo FHC, a barata sociológica;
Tenho feito um acompanhamento,
Da vida desse sujeito sujo,
E tudo que tenho visto,
Tem me deixado muito triste;
Gosto de acompanhar o dia a dia,
Do Fernando Henrique Cardoso,
O vulgo FHC e na reunião que participo,
É unanime a opinião,
Que não existe hoje em dia,
Pessoa mais preguiçosa,
Que Fernando Henrique Cardoso,
O vulgo FHC, o entreguista; e só
Aumenta o conjunto de pessoas,
Que querem vê-lo,
Longe do poder;
É grande o séquito de súditos,
Que perceberam o mal personificado,
Que esse presidente,
Tem feito ao Brasil;
E o conjunto de sons,
Para acompanhar a melodia vocal,
Ou a música instrumental,
A enriquecer harmoniosamente a voz do povo,
Em um grito uníssono é: renúncia já;
E peço ao povo para acompanhar,
Estar ou seguir tudo que este alguém faz,
Que é tomar parte e cobrar,
As falcatruas do Fernando Henrique Cardoso,
O vulgo FHC, num ponto final; e
Seguir os passos dele,
Que não gosta do Brasil,
Só vive a viajar,
Nas benesses do poder;
É colocar o homem na direção do povo,
Observar a fúria que ele tem,
Em vender nosso torrão;
Vejais a evolução dos acontecimentos,
Na decadência da nação;
É não participar das mesmas ideias,
E dos mesmos sentimentos,
Do Fernando Henrique Cardoso,
Vulgo FHC, a pátria dele são os USA;
É juntar todas as provas,
Executar todas as greves, movimentos
E boicotes capazes de dar um tempo,
Um basta, à destruição do Brasil. 

quarta-feira, 26 de dezembro de 2012

Symphony No. 9, Beethoven; BH, 02601202012.


Apesar da classe política; BH, 0180601999.

Apesar da classe política,
Do Congresso, (Câmara dos Deputados
E Senado); apesar do Palácio do Planalto,
Da Alvorada e do Jaburu;
Apesar da corrupção,
Do mar de lama
E da podridão que afundou Brasília,
Temos que acreditar,
No pobre povo trabalhador brasileiro;
Do acriano ao gaúcho,
Do natural do Acre,
Ao natural do Rio Grande do Sul;
Apesar do Fernando Henrique Cardoso,
O vulgo FHC, que não gosta do Brasil,
Não gosta dos brasileiros,
Temos que respeitar,
O pobre povo brasileiro,
Do paulista ao mineiro;
Apesar do Poder Legislativo,
Do Poder Judiciário,
E do Poder Executivo,
Não podemos esquecer,
Do Poder do Pobre Povo Brasileiro;
Este é que é o verdadeiro poder,
Poder acreditável,
Poder digno de crédito;
Não ao poder da burguesia,
Não ao poder da elite,
Não ao poder da classe dominante;
Sim ao poder do nosso povo,
De Norte a Sul,
De Leste a Oeste,
Do Oiapoque ao Chui;
Apesar dos ministros,
Empresários e banqueiros,
Do capital especulativo estrangeiro,
Das multinacionais destrutivas
E das importações predatórias;
Apesar da venda e da entrega
Das nossas riquezas,
Não podemos esquecer,
Do homem do pobre povo brasileiro;
O homem da seca,
O sertanejo do Nordeste,
O caipira da roça,
O capiau do interior,
O índio habitante das florestas.

segunda-feira, 24 de dezembro de 2012

Verdi - La Traviata (1988) - Complete opera; BH, 02401202012.


La Traviata

Opera in tre atti

Libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma
La dame aux camelias, di Alexandre Dumas figlio.
Musica di Giuseppe Verdi.
Prima rappresentazione:
Venezia, Teatro "La Fenice, 6 marzo 1853
Ambientazione:
Parigi e sue vicinanze, 1850 circa.

Go to:

Personaggi

VIOLETTA VALERY (SOPRANO)

FLORA BERVOIX   (MEZZOSOPRANO)

ANNINA (SOPRANO)

ALFREDO GERMONT (TENORE)

GIORGIO GERMONT, SUO PADRE (BARITONO)

GASTONE, VISCONTE DE LETORIERES (TENORE)

IL BARONE DOUPHOL (BARITONO)

IL MARCHESE D'OBIGNY (BASSO)

IL DOTTOR GRENVIL (BASSO)

GIUSEPPE, SERVO DI VIOLETTA (TENORE)

UN DOMESTICO DI FLORA (BASSO)

PICCADORI, ZINGARE

SERVI DI VIOLETTA E FLORA

MASCHERE


ATTO PRIMO

Preludio

SCENA I
Salotto in casa di Violetta. Nel fondo e' la porta che mette ad altra sala;
ve ne sono
altre due laterali; a sinistra, un caminetto con sopra uno specchio. Nel
mezzo e' una
tavola riccamente imbandita. (Violetta, seduta sopra un divano, sta
discorrendo col
Dottore e con alcuni amici, mentre alri vanno ad incontrare quelli che
sopraggiungono,
tra i quali sono il Barone e Flora al braccio del Marchese.)

CORO I
Dell'invito trascorsa e' gia' l'ora
Voi tardaste

CORO II
Giocammo da Flora.
E giocando quell'ore volar.

VIOLETTA
(andando loro incontro)
Flora, amici, la notte che resta
D'altre gioie qui fate brillar
Fra le tazze e' piu' viva la festa

FLORA E MARCHESE
E goder voi potrete?

VIOLETTA
Lo voglio;
Al piacere m'affido, ed io soglio
Col tal farmaco i mali sopir.

TUTTI
Si', la vita s'addoppia al gioir


SCENA II
(Detti, il Visconte Gastone de Letorieres, Alfredo Germont. Servi affacendati
intorno alla mensa.)

GASTONE (entrando con Alfredo)
In Alfredo Germont, o signora,
Ecco un altro che molto vi onora;
Pochi amici a lui simili sono.

VIOLETTA
(Da' la mano ad Alfredo, che gliela bacia.)
Mio Visconte, merce' di tal dono.

MARCHESE
Caro Alfredo

ALFREDO
Marchese
(Si stringono la mano.)

GASTONE
(ad Alfredo)
T'ho detto:
L'amista' qui s'intreccia al diletto.
(i servi frattanto avranno imbandito le vivande.)

VIOLETTA
(ai servi)
Pronto e' il tutto?
(Un servo accenna di si'.)
Miei cari sedete:
E' al convito che s'apre ogni cor.

TUTTI
Ben diceste le cure segrete
Fuga sempre l'amico licor.
(Siedono in modo che Violetta resti tra Alfredo e Gastone, di fronte vi
sara' Flora, tra il
Marchese ed il Barone, gli altri siedono a piacere. V'ha un momento di
silenzio;
frattanto passano i piatti, e Violetta e Gastone parlano sottovoce tra
loro, poi:)

GASTONE
(piano, a Violetta)
Sempre Alfredo a voi pensa.

VIOLETTA
Scherzate?

GASTONE
Egra foste, e ogni di' con affanno
Qui volo', di voi chiese.

VIOLETTA
Cessate.
Nulla son io per lui.

GASTONE
Non v'inganno.

VIOLETTA
(ad Alfredo)
Vero e' dunque? onde e' cio'?
Nol comprendo.

ALFREDO
(sospirando)
Si, egli e' ver.

VIOLETTA
(ad Alfredo)
Le mie grazie vi rendo.
Voi Barone, feste altrettanto
BARONE
Vi conosco da un anno soltanto.

VIOLETTA
Ed ei solo da qualche minuto.

FLORA
(piano al Barone)
Meglio fora se aveste taciuto.

BARONE
(piano a Flora)
Mi e' increscioso quel giovin

FLORA
Perche'?
A me invece simpatico egli e'.

GASTONE
(ad Alfredo)
E tu dunque non apri piu' bocca?

MARCHESE
(a Violetta)
E' a madama che scuoterlo tocca

VIOLETTA
(Mesce ad Alfredo)
Saro' l'Ebe che versa.

ALFREDO
(con galanteria)
E ch'io bramo
immortal come quella.

TUTTI
Beviamo.

GASTONE
O barone, ne' un verso, ne' un viva
Troverete in quest'ora giuliva?
(Il Barone accenna di no.)
Dunque a te
(ad Alfredo)

TUTTI
Si', si', un brindisi.

ALFREDO
L'estro
Non m'arride

GASTONE
E non se' tu maestro?

ALFREDO
(a Violetta)
Vi fia grato?

VIOLETTA
Si'.

ALFREDO
(S'alza.)
Si'? L'ho gia' in cor.

MARCHESE
Dunque attenti

TUTTI
Si', attenti al cantor.

ALFREDO
Libiam ne' lieti calici
Che la bellezza infiora,
E la fuggevol ora
S'inebri a volutta'.
Libiam ne' dolci fremiti
Che suscita l'amore,
Poiche' quell'occhio al core
(indicando Violetta)
Onnipotente va.
Libiamo, amor fra i calici
Piu' caldi baci avra'.

TUTTI
Libiamo, amor fra i calici
Piu' caldi baci avra'.

VIOLETTA
(S'alza.)
Tra voi sapro' dividere
Il tempo mio giocondo;
Tutto e' follia nel mondo
Cio' che non e' piacer.
Godiam, fugace e rapido
E' il gaudio dell'amore;
E' un fior che nasce e muore,
Ne' piu' si puo' goder.
Godiam c'invita un fervido
Accento lusinghier.

TUTTI
Godiam la tazza e il cantico
La notte abbella e il riso;
In questo paradiso
Ne scopra il nuovo di'.

VIOLETTA
(ad Alfredo)
La vita e' nel tripudio.

ALFREDO
(a Violetta)
Quando non s'ami ancora.

VIOLETTA
(ad Alfredo)
Nol dite a chi l'ignora.

ALFREDO
(a Violetta)
E' il mio destin cosi'

TUTTI
Godiam la tazza e il cantico
La notte abbella e il riso;
In questo paradiso
Ne scopra il nuovo di'.
(S'ode musica dal'altra sala.)
Che e' cio'?

VIOLETTA
Non gradireste ora le danze?

TUTTI
Oh, il gentil pensier! tutti accettiamo.

VIOLETTA
Usciamo dunque
(S'avviano alla porta di mezzo, ma Violetta e' colta da subito pallore.)
Ohime'!

TUTTI
Che avete?

VIOLETTA
Nulla,
Nulla.

TUTTI
Che mai v'arresta

VIOLETTA
Usciamo
(Fa qualche passo, ma e' obbligata a nuovamente fermarsi e sedere.)
Oh Dio!

TUTTI
Ancora!

ALFREDO
Voi soffrite?

TUTTI
O ciel! ch'e' questo?

VIOLETTA
Un tremito che provo Or la' passate
(indica l'altra sala.)
Tra poco anch'io saro'

TUTTI
Come bramate
(Tutti passano all'altra sala, meno Alfredo che resta indietro.)

SCENA III

VIOLETTA
(guardandosi allo specchio)
Oh qual pallor!
(Volgendosi, s'accorge d'Alfredo.)
Voi qui!

ALFREDO
Cessata e' l'ansia
Che vi turbo'?

VIOLETTA
Sto meglio.

ALFREDO
Ah, in cotal guisa
V'ucciderete aver v'e' d'uopo cura
Dell'esser vostro

VIOLETTA
E lo potrei?

ALFREDO
Se mia
Foste, custode io veglierei pe' vostri
Soavi di'.

VIOLETTA
Che dite? ha forse alcuno
Cura di me?

ALFREDO
(con fuoco)
Perche' nessuno al mondo
V'ama

VIOLETTA
Nessun?

ALFREDO
Tranne sol io.

VIOLETTA
(ridendo)
Gli e' vero!
Si' grande amor dimenticato avea


ALFREDO
Ridete? e in voi v'ha un core?

VIOLETTA
Un cor? si' forse e a che lo richiedete?

ALFREDO
Oh, se cio' fosse, non potreste allora
Celiar.

VIOLETTA
Dite davvero?

ALFREDO
Io non v'inganno.

VIOLETTA
Da molto e' che mi amate?

ALFREDO
Ah si', da un anno.
Un di', felice, eterea,
Mi balenaste innante,
E da quel di' tremante
Vissi d'ignoto amor.
Di quell'amor ch'e' palpito
Dell'universo intero,
Misterioso, altero,
Croce e delizia al cor.

VIOLETTA
Ah, se cio' e' ver, fuggitemi
Solo amistade io v'offro:
Amar non so, ne' soffro
Un cosi' eroico amor.
Io sono franca, ingenua;
Altra cercar dovete;
Non arduo troverete
Dimenticarmi allor.

GASTONE
(Si presenta sulla porta di mezzo.)
Ebben? che diavol fate?

VIOLETTA
Si foleggiava

GASTONE
Ah! ah! sta ben restate.
(Rientra.)

VIOLETTA
(ad Alfredo)
Amor dunque non piu'
Vi garba il patto?

ALFREDO
Io v'obbedisco Parto
(per andarsene)

VIOLETTA
A tal giungeste?
(Si toglie un fiore dal seno.)
Prendete questo fiore.

ALFREDO
Perche'?

VIOLETTA
Per riportarlo

ALFREDO
(tornando)
Quando?

VIOLETTA
Quando Sara' appassito.

ALFREDO
O ciel! domani

VIOLETTA
Ebben,
Domani.

ALFREDO
(Prende con trasporto il fiore.)
Io son felice!

VIOLETTA
D'amarmi dite ancora?

ALFREDO
(per partire)
Oh, quanto v'amo!

VIOLETTA
Partite?

ALFREDO
(tornando a lei baciandole la mano)
Parto.

VIOLETTA
Addio.

ALFREDO
Di piu' non bramo.
(Esce.)

SCENA IV
(Vio/etta e tutti gli altri che tornano dalla sala riscaldati dalle danze.)

TUTTI
Si ridesta in ciel l'aurora,
E n'e' forza di partir;
Merce' a voi, gentil signora,
Di si' splendido gioir.
La citta' di feste e' piena,
Volge il tempo dei piacer;
Nel riposo ancor la lena
Si ritempri per goder,
(Partono alla destra.)

SCENA V
(Violetta sola.)

VIOLETTA
E' strano! e' strano! in core
Scolpiti ho quegli accenti!
Sari'a per me sventura un serio amore?
Che risolvi, o turbata anima mia?
Null'uomo ancora t'accendeva O gioia
Ch'io non conobbi, essere amata amando!
E sdegnarla poss'io
Per l'aride follie del viver mio?
Ah, fors'e' lui che l'anima
Solinga ne' tumulti
Godea sovente pingere
De' suoi colori occulti!
Lui che modesto e vigile
All'egre soglie ascese,
E nuova febbre accese,
Destandomi all'amor.
A quell'amor ch'e' palpito
Dell'universo intero,
Misterioso, altero,
Croce e delizia al cor.
A me fanciulla, un candido
E trepido desire
Questi effigio' dolcissimo
Signor dell'avvenire,
Quando ne' cieli il raggio
Di sua belta' vedea,
E tutta me pascea
Di quel divino error.
Senti'a che amore e' palpito
Dell'universo intero,
Misterioso, altero,
Croce e delizia al cor!
(Resta concentrata un istante, poi dice)
Follie! follie delirio vano e' questo!
Povera donna, sola
Abbandonata in questo
Popoloso deserto
Che appellano Parigi,
Che spero or piu'?
Che far degg'io!
Gioire,
Di volutta' nei vortici perire.
Sempre libera degg'io
Folleggiar di gioia in gioia,
Vo' che scorra il viver mio
Pei sentieri del piacer,
Nasca il giorno, o il giorno muoia,
Sempre lieta ne' ritrovi
A diletti sempre nuovi
Dee volare il mio pensier.
(Entra a sinistra.)

ATTO SECONDO

SCENA I
Casa di campagna presso Parigi. Salotto terreno. Nel fondo in faccia agli
spettatori, e'
un camino, sopra il quale uno specchio ed un orologio, fra due porte chiuse
da cristalli
che mettono ad un giardino. Al primo piano, due altre porte, una di fronte
all'altra.
Sedie, tavolini, qualche libro, l'occorrente per scrivere.

ALFREDO
(deponendo il fucile)
Lunge da lei per me non v'ha diletto!
Volaron gia' tre lune
Dacche' la mia Violetta
Agi per me lascio', dovizie, onori,
E le pompose feste
Ove, agli omaggi avvezza,
Vedea schiavo ciascun di sua bellezza
Ed or contenta in questi ameni luoghi
Tutto scorda per me. Qui presso a lei
Io rinascer mi sento,
E dal soffio d'amor rigenerato
Scordo ne' gaudii suoi tutto il passato.
De' miei bollenti spiriti
Il giovanile ardore
Ella tempro' col placido
Sorriso dell'amore!
Dal di' che disse: vivere
Io voglio a te fedel,
Dell'universo immemore
Io vivo quasi in ciel.

SCENA II
(Detto ed Annina in arnese da viaggio.)

ALFREDO
Annina, donde vieni?

ANNINA
Da Parigi.

ALFREDO
Chi tel commise?

ANNINA
Fu la mia signora.

ALFREDO
Perche'?

ANNINA
Per alienar cavalli, cocchi,
E quanto ancor possiede.

ALFREDO
Che mai sento!

ANNINA
Lo spendio e' grande a viver qui solinghi

ALFREDO
E tacevi?

ANNINA
Mi fu il silenzio imposto.

ALFREDO
Imposto! or v'abbisogna?

ANNINA
Mille luigi.

ALFREDO
Or vanne andro' a Parigi.
Questo colloquio ignori la signora.
Il tutto valgo a riparare ancora.
(Annina parte.)

SCENA III
(Alfredo solo)
O mio rimorso! O infamia
E vissi in tale errore?
Ma il turpe sogno a frangere
Il ver mi baleno'.
Per poco in seno acquetati,
O grido dell'onore;
M'avrai securo vindice;
Quest'onta lavero'.
(esce)

SCENA IV
(Violetta ch'entra con alcune carte, parlando con Annina, poi Giuseppe a
tempo.)

VIOLETTA
Alfredo?

ANNINA
Per Parigi or or partiva.

VIOLETTA
E tornera'?

ANNINA
Pria che tramonti il giorno
Dirvel m'impose

VIOLETTA
E' strano!

ANNINA
(presentandole una lettera)
Per voi

VIOLETTA
(La prende.)
Sta bene. In breve
Giungera' un uom d'affari, entri all'istante.
(Annina e Giuseppe escono.)

SCENA V
(Violetta, quindi il signor Germont introdotto da Giuseppe che avanza due
sedie e
parte.)

VIOLETTA
(leggendo la lettera)
Ah, ah, scopriva Flora il mio ritiro!
E m'invita a danzar per questa sera!
Invan m'aspettera'
(Getta il foglio sul tavolino e siede.)

ANNINA
E' qui un signore

VIOLETTA
Ah! sara' lui che attendo.
(Accenna a Giuseppe d'introdurlo.)

GERMONT
Madamigella Vale'ry?

VIOLETTA
Son io.

GERMONT
D'Alfredo il padre in me vedete!

VIOLETTA
(Sorpresa, gli accenna di sedere.)
Voi!

GERMONT
(sedendo)
Si', dell'incauto, che a ruina corre,
Ammaliato da voi.

VIOLETTA
(alzandosi risentita)
Donna son io, signore, ed in mia casa;
Ch'io vi lasci assentite,
Piu' per voi che per me.
(per uscire)

GERMONT
(Quai modi!) Pure

VIOLETTA
Tratto in error voi foste.
(Toma a sedere.)

GERMONT
De' suoi beni
Dono vuol farvi

VIOLETTA
Non l'oso' finora
Rifiuterei.

GERMONT
(guardandosi intorno)
Pur tanto lusso

VIOLETTA
A tutti
E' mistero quest'atto
A voi nol sia.
(Gli da' le carte.)

GERMONT
(dopo averle scorse coll'occhio)
Ciel! che discopro!
D'ogni vostro avere
Or volete spogliarvi?
Ah, il passato perche', perche' v'accusa?

VIOLETTA
(con entusiasmo)
Piu' non esiste or amo Alfredo, e Dio
Lo cancello' col pentimento mio.

GERMONT
Nobili sensi invero!

VIOLETTA
Oh, come dolce
Mi suona il vostro accento!

GERMONT
(alzandosi)
Ed a tai sensi
Un sacrificio chieggo

VIOLETTA
(alzandosi)
Ah no, tacete
Terribil cosa chiedereste certo
Il previdi v'attesi era felice
Troppo

GERMONT
D'Alfredo il padre
La sorte, l'avvenir domanda or qui
De' suoi due figli.

VIOLETTA
Di due figli!

GERMONT
Si'.
Pura siccome un angelo
Iddio mi die' una figlia;
Se Alfredo nega riedere
In seno alla famiglia,
L'amato e amante giovane,
Cui sposa andar dovea,
Or si ricusa al vincolo
Che lieti ne rendea
Deh, non mutate in triboli
Le rose dell'amor.
Ai preghi miei resistere
Non voglia il vostro cor.

VIOLETTA
Ah, comprendo dovro' per alcun tempo
Da Alfredo allontanarmi doloroso
Fora per me pur

GERMONT
Non e' cio' che chiedo.

VIOLETTA
Cielo, che piu' cercate? offersi assai!

GERMONT
Pur non basta

VIOLETTA
Volete che per sempre a lui rinunzi?

GERMONT
E' d'uopo!

VIOLETTA
Ah, no giammai!
Non sapete quale affetto
Vivo, immenso m'arda in petto?
Che ne' amici, ne' parenti
Io non conto tra i viventi?
E che Alfredo m'ha giurato
Che in lui tutto io trovero'?
Non sapete che colpita
D'altro morbo e' la mia vita?
Che gia' presso il fin ne vedo?
Ch'io mi separi da Alfredo?
Ah, il supplizio e' si spietato,
Che morir preferiro'.

GERMONT
E' grave il sacrifizio,
Ma pur tranquilla udite
Bella voi siete e giovane Col tempo

VIOLETTA
Ah, piu' non dite
V'intendo m'e' impossibile
Lui solo amar vogl'io.

GERMONT
Sia pure ma volubile
Sovente e' l'uom

VIOLETTA
(colpita)
Gran Dio!

GERMONT
Un di', quando le veneri
Il tempo avra' fugate,
Fia presto il tedio a sorgere
Che sara' allor? pensate
Per voi non avran balsamo
I piu' soavi affetti|
Poiche' dal ciel non furono
Tai nodi benedetti.

VIOLETTA
E' vero!

GERMONT
Ah, dunque sperdasi
Tal sogno seduttore
Siate di mia famiglia
L'angiol consolatore
Violetta, deh, pensateci,
Ne siete in tempo ancor.
E' Dio che ispira, o giovine
Tai detti a un genitor.

VIOLETTA
(con estremo dolore)
(Cosi' alla misera - ch'e' un di' caduta,
Di piu' risorgere - speranza e' muta!
Se pur beneficio - le indulga Iddio,
L'uomo implacabile - per lei sara'.)
(a Germont, piangendo)
Dite alla giovine - si' bella e pura
Ch'avvi una vittima - della sventura,
Cui resta un unico - raggio di bene
Che a lei il sacrifica - e che morra'!

GERMONT
Si', piangi, o misera - supremo, il veggo,
E' il sacrificio - ch'ora io ti chieggo.
Sento nell'anima - gia' le tue pene;
Coraggio e il nobile - cor vincera'.
(Silenzio.)

VIOLETTA
Or imponete.

GERMONT
Non amarlo ditegli.

VIOLETTA
Nol credera'.

GERMONT
Partite.

VIOLETTA
Seguirammi.

GERMONT
Allor

VIOLETTA
Qual figlia m'abbracciate forte
Cosi' saro'.
(S'abbracciano.)
Tra breve ei vi fia reso,
Ma afflitto oltre ogni dire. A suo conforto
Di cola' volerete.
(Indicandogli il giardino, va per scrivere.)

GERMONT
Che pensate?

VIOLETTA
Sapendol, v'opporreste al pensier mio.

GERMONT
Generosa! e per voi che far poss'io?

VIOLETTA
(tornando a lui)
Morro'! la mia memoria
Non fia ch'ei maledica,
Se le mie pene orribili
Vi sia chi almen gli dica.

GERMONT
No, generosa, vivere,
E lieta voi dovrete,
Merce' di queste lagrime
Dal cielo un giorno avrete.

VIOLETTA
Conosca il sacrifizio
Ch'io consumai d'amor
Che sara' suo fin l'ultimo
Sospiro del mio cor.

GERMONT
Premiato il sacrifizio
Sara' del vostro amor;
D'un opra cosi' nobile
Sarete fiera allor.

VIOLETTA
Qui giunge alcun: partite!

GERMONT
Ah, grato v'e' il cor mio!

VIOLETTA
Non ci vedrem piu' forse.
(S'abbracciano.)
A DUE
Siate felice Addio!
(Germont esce per la porta del giardino.)

SCENA VI
(Violetta, poi Annina, quindi Alfredo.)

VIOLETTA
Dammi tu forza, o cielo!
(Siede, scrive, poi suona il campanello.)

ANNINA
Mi richiedeste?

VIOLETTA
Si', reca tu stessa
Questo foglio

ANNINA
(ne guarda la direzione e se ne mostra sorpresa.)

VIOLETTA
Silenzio va' all'istante
(Annina parte.)
Ed ora si scriva a lui
Che gli diro'? Chi men dara' il coraggio?
(Scrive e poi suggella.)

ALFREDO
(entrando)
Che fai?

VIOLETTA
(nascondendo la lettera)
Nulla.

ALFREDO
Scrivevi?

VIOLETTA
(confusa)
Si' no

ALFREDO
Qual turbamento! a chi scrivevi?

VIOLETTA
A te

ALFREDO
Dammi quel foglio.

VIOLETTA
No, per ora

ALFREDO
Mi perdona son io preoccupato.

VIOLETTA
(alzandosi)
Che fu?

ALFREDO
Giunse mio padre

VIOLETTA
Lo vedesti?

ALFREDO
Ah no: severo scritto mi lasciava
Pero' l'attendo, t'amera' in vederti.

VIOLETTA
(molto agitata)
Ch'ei qui non mi sorprenda
Lascia che m'allontani tu lo calma
(mal frenato il pianto)
Ai piedi suoi mi gettero' divisi
Ei piu' non ne vorra' sarem felici
Perche' tu m'ami, Alfredo, non e' vero?

ALFREDO
O, quanto Perche' piangi?

VIOLETTA
Di lagrime avea d'uopo or son tranquilla
(sforzandosi)
Lo vedi? ti sorrido
Saro' la', tra quei fior presso a te sempre.
Amami, Alfredo, quant'io t'amo Addio.
(Corre in giardino.)

SCENA VII
(Alfredo, poi Giuseppe, indi un Commissario a tempo.)

ALFREDO
Ah, vive sol quel core all'amor mio!
(Siede, prende a caso un libro, legge alquanto, quindi si alza guarda l'ora
sull'orologio sovrapposto al camino.)
E' tardi: ed oggi forse
Piu' non verra' mio padre.

GIUSEPPE
(entrando frettoloso)
La signora e' partita
L'attendeva un calesse, e sulla via
Gia' corre di Parigi Annina pure
Prima di lei spariva.

ALFREDO
Il so, ti calma.

GIUSEPPE
(Che vuol dir cio'?)
(Parte.)

ALFREDO
Va forse d'ogni avere
Ad affrettar la perdita Ma Annina
Lo impedira'.
(Si vede il padre attraversare in lontananza il giardino.)
Qualcuno e' nel giardino!
Chi e' la'?
(per uscire)
COMMISSARIO
(alla porta)
Il signor Germont?

ALFREDO
Son io.
COMMISSARIO
Una dama
Da un cocchio, per voi, di qua non lunge,
Mi diede questo scritto
(Da' una lettera ad Alfredo, ne riceve qualche moneta e parte.)

SCENA VIII
(Alfredo, poi Germont ch'entra in giardino.)

ALFREDO
Di Violetta! Perche' son io commosso!
A raggiungerla forse ella m'invita
Io tremo! Oh ciel! Coraggio!
(Apre e legge.)
"Alfredo, al giungervi di questo foglio"
(come fulminato grida)
Ah!
(Volgendosi si trova a fronte del padre, nelle cui braccia si abbandona
esclamando:)
Padre mio!

GERMONT
Mio figlio!
Oh, quanto soffri! tergi, ah, tergi il pianto
Ritorna di tuo padre orgoglio e vanto

ALFREDO
(Disperato, siede presso il tavolino col volto tra le mani.)

GERMONT
Di Provenza il mar, il suol - chi dal cor ti cancello?
Al natio fulgente sol - qual destino ti furo'?
Oh, rammenta pur nel duol - ch'ivi gioia a te brillo';
E che pace cola' sol - su te splendere ancor puo'.
Dio mi guido'!
Ah! il tuo vecchio genitor - tu non sai quanto soffri'
Te lontano, di squallor il suo tetto si copri'
Ma se alfin ti trovo ancor, - se in me speme non falli',
Se la voce dell'onor - in te appien non ammuti',
Dio m'esaudi'!
(abbracciandolo)
Ne' rispondi d'un padre all'affetto?

ALFREDO
Mille serpi divoranmi il petto
(respingendo il padre)
Mi lasciate.

GERMONT
Lasciarti!

ALFREDO
(risoluto)
(Oh vendetta!)

GERMONT
Non piu' indugi; partiamo t'affretta

ALFREDO
(Ah, fu Douphol!)

GERMONT
M'ascolti tu?

ALFREDO
No.

GERMONT
Dunque invano trovato t'avro'!
No, non udrai rimproveri;
Copriam d'oblio il passato;
L'amor che m'ha guidato,
Sa tutto perdonar.
Vieni, i tuoi cari in giubilo
Con me rivedi ancora:
A chi peno' finora
Tal gioia non negar.
Un padre ed una suora
T'affretta a consolar.

ALFREDO
(Scuotendosi, getta a caso gli occhi sulla tavola, vede la lettera di
Flora, esclama:)
Ah! ell'e' alla festa! volisi
L'offesa a vendicar.
(Fugge precipitoso.)

GERMONT
Che dici? Ah, ferma!
(Lo insegue.)

SCENA IX
Galleria nel palazzo di Flora, riccamente addobbata ed illuminata. Una
porta nel
fondo e due laterali. A destra, piu' avanti, un tavoliere con quanto
occorre pel giuoco; a
sinistra, ricco tavolino con fiori e rinfreschi, varie sedie e un divano.
(Flora, il
Marchese, il Dottore ed altri invitati entrano dalla sinistra discorrendo
fra loro.)

FLORA
Avrem lieta di maschere la notte:
N'e' duce il viscontino
Violetta ed Alfredo anco invitai.

MARCHESE
La novita' ignorate?
Violetta e Germont sono disgiunti.

DOTTORE E FLORA
Fia vero?

MARCHESE
Ella verra' qui col barone.

DOTTORE
Li vidi ieri ancor parean felici.
(S'ode rumore a destra.)

FLORA
Silenzio udite?

TUTTI
(Vanno verso la destra.)
Giungono gli amici.

SCENA X
(Detti, e molte signore mascherate da Zingare, che entrano dalla destra.)

ZINGARE
Noi siamo zingarelle
Venute da lontano;
D'ognuno sulla mano
Leggiamo l'avvenir.
Se consultiam le stelle
Null'avvi a noi d'oscuro,
E i casi del futuro
Possiamo altrui predir.
I.
Vediamo! Voi, signora,
(Prendono la mano di Flora e l'osservano.)
Rivali alquante avete.
(Fanno lo stesso al Marchese.)
II.
Marchese, voi non siete
Model di fedelta'.

FLORA
(al Marchese)
Fate il galante ancora?
Ben, vo' me la paghiate

MARCHESE
(a Flora)
Che dianci vi pensate?
L'accusa e' falsita'.

FLORA
La volpe lascia il pelo,
Non abbandona il vizio
Marchese mio, giudizio
O vi faro' pentir.

TUTTI
Su via, si stenda un velo
Sui fatti del passato;
Gia' quel ch'e' stato e' stato,
Badate/Badiamo all'avvenir.
(Flora ed il Marchese si stringono la mano.)

SCENA XI
(Detti, Gastone ed altri mascherati da Mattadori, Piccadori spagnuoli,
ch'entrano
vivamente dalla destra.)

GASTONE E MATTADORI
Di Madride noi siam mattadori,
Siamo i prodi del circo de' tori,
Teste' giunti a godere del chiasso
Che a Parigi si fa pel bue grasso;
E una storia, se udire vorrete,
Quali amanti noi siamo saprete.
GLI ALTRI
Si', si', bravi: narrate, narrate:
Con piacere l'udremo

GASTONE E MATTADORI
Ascoltate.
E' Piquillo un bel gagliardo
Biscaglino mattador:
Forte il braccio, fiero il guardo,
Delle giostre egli e' signor.
D'andalusa giovinetta
Follemente innamoro';
Ma la bella ritrosetta
Cosi' al giovane parlo':
Cinque tori in un sol giorno
Vo' vederti ad atterrar;
E, se vinci, al tuo ritorno
Mano e cor ti vo' donar.
Si', gli disse, e il mattadore,
Alle giostre mosse il pie';
Cinque tori, vincitore
Sull'arena egli stende'.
GLI ALTRI
Bravo, bravo il mattadore,
Ben gagliardo si mostro'
Se alla giovane l'amore
In tal guisa egli provo'.

GASTONE E MATTADORI
Poi, tra plausi, ritornato
Alla bella del suo cor,
Colse il premio desiato
Tra le braccia dell'amor.
GLI ALTRI
Con tai prove i mattadori
San le belle conquistar!

GASTONE E MATTADORI
Ma qui son piu' miti i cori;
A noi basta folleggiar

TUTTI
Si', si', allegri Or pria tentiamo
Della sorte il vario umor;
La palestra dischiudiamo
Agli audaci giuocator.
(Gli uomini si tolgono la maschera, chi passeggia e chi si accinge a giuocare.)

SCENA XII
(Detti ed Alfredo, quindi Violetta col Barone. Un servo a tempo.)

TUTTI
Alfredo! Voi!

ALFREDO
Si', amici

FLORA
Violetta?

ALFREDO
Non ne so.

TUTTI
Ben disinvolto! Bravo!
Or via, giuocar si puo'.

GASTONE
(Si pone a tagliare, Alfredo ed altri puntano.)

VIOLETTA
(Entra al braccio del Barone.)

FLORA
(andandole incontro)
Qui desiata giungi.

VIOLETTA
Cessi al cortese invito.

FLORA
Grata vi son, barone, d'averlo pur gradito.

BARONE
(piano a Violetta)
(Germont e' qui! il vedete!)

VIOLETTA
(Ciel! gli e' vero). Il vedo.

BARONE
(cupo)
Da voi non un sol detto si volga
A questo Alfredo.

VIOLETTA
(Ah, perche' venni, incauta!
Pieta' di me, gran Dio!)

FLORA
(a Violetta, facendola sedere presso di se' sul divano)
Meco t'assidi: narrami quai novita' vegg'io?
(Il Dottore si avvicina ad esse, che sommessamente conversano. Il Marchese si
trattiene a parte col Barone, Gastone taglia, Alfredo ed altn puntano,
altri passeggiano.)

ALFREDO
Un quattro!

GASTONE
Ancora hai vinto.

ALFREDO
(Punta e vince)
Sfortuna nell'amore
Vale fortuna al giuoco!

TUTTI
E' sempre vincitorel

ALFREDO
Oh, vincero' stasera; e l'oro guadagnato
Poscia a goder tra' campi ritornero' beato.

FLORA
Solo?

ALFREDO
No, no, con tale che vi fu meco ancor,
Poi mi sfuggi'a

VIOLETTA
(Mio Dio!)

GASTONE
(ad Alfredo, indicando Violetta)
(Pieta' di lei!)

BARONE
(ad Alfredo, con mal frenata ira)
Signor!

VIOLETTA
(al Barone)
(Frenatevi, o vi lascio.)

ALFREDO
(disinvolto)
Barone, m'appellaste?

BARONE
Siete in si' gran fortuna,
Che al giuoco mi tentaste.

ALFREDO
(ironico)
Si'? la disfida accetto

VIOLETTA
(Che fia? morir mi sento.)

BARONE
(puntando)
Cento luigi a destra.

ALFREDO
(puntando)
Ed alla manca cento.

GASTONE
Un asse un fante hai vinto!

BARONE
Il doppio?

ALFREDO
Il doppio sia.

GASTONE
(tagliando)
Un quattro, un sette.

TUTTI
Ancora!

ALFREDO
Pur la vittoria e' mia!

CORO
Bravo davver! la sorte e' tutta per Alfredo!

FLORA
Del villeggiar la spesa fara' il baron,
Gia' il vedo.

ALFREDO
(al Barone)
Seguite pur.

SERVO
La cena e' pronta.

CORO
(avviandosi)
Andiamo.

ALFREDO
Se continuar v'aggrada
(tra loro a parte)

BARONE
Per ora nol possiamo:
Piu' tardi la rivincita.

ALFREDO
Al gioco che vorrete.

BARONE
Seguiam gli amici; poscia

ALFREDO
Saro' qual bramerete.
(Tutti entrano nella porta di mezzo: la scena rimane un istante vuota.)

SCENA XIII
(Violetta che ritorna affannata, indi Alfredo.)

VIOLETTA
Invitato a qui seguirmi,
Verra' desso? vorra' udirmi?
Ei verra', che' l'odio atroce
Puote in lui piu' di mia voce

ALFREDO
Mi chiamaste? che bramate?

VIOLETTA
Questi luoghi abbandonate
Un periglio vi sovrasta

ALFREDO
Ah, comprendo! Basta, basta
E si' vile mi credete?

VIOLETTA
Ah no, mai

ALFREDO
Ma che temete?. .

VIOLETTA
Temo sempre del Barone

ALFREDO
E' tra noi mortal quistione
S'ei cadra' per mano mia
Un sol colpo vi torri'a
Coll'amante il protettore
V'atterrisce tal sciagura?

VIOLETTA
Ma s'ei fosse l'uccisore?
Ecco l'unica sventura
Ch'io pavento a me fatale!

ALFREDO
La mia morte! Che ven cale?

VIOLETTA
Deh, partite, e sull'istante.

ALFREDO
Partiro', ma giura innante
Che dovunque seguirai
I miei passi

VIOLETTA
Ah, no, giammai.

ALFREDO
No! giammai!

VIOLETTA
Va', sciagurato.
Scorda un nome ch'e' infamato.
Va mi lascia sul momento
Di fuggirti un giuramento
Sacro io feci

ALFREDO
E chi potea?

VIOLETTA
Chi diritto pien ne avea.

ALFREDO
Fu Douphol?

VIOLETTA
(con supremo sforzo)
Si'.

ALFREDO
Dunque l'ami?

VIOLETTA
Ebben l'amo

ALFREDO
(Corre furente alla porta e grida )
Or tutti a me.

SCENA XIV
(Detti, e tutti i precedenti che confusamente ritornano.)

TUTTI
Ne appellaste? Che volete?

ALFREDO
(additando Violetta che abbattuta si appoggia al tavolino)
Questa donna conoscete?

TUTTI
Chi? Violetta?

ALFREDO
Che facesse
Non sapete?

VIOLETTA
Ah, taci

TUTTI
No.

ALFREDO
Ogni suo aver tal femmina
Per amor mio sperdea
Io cieco, vile, misero,
Tutto accettar potea,
Ma e' tempo ancora! tergermi
Da tanta macchia bramo
Qui testimoni vi chiamo
Che qui pagata io l'ho.
(Getta con furente sprezzo una borsa ai piedi di Vloletta, che sviene tra
le braccia di
Flora e del Dottore. In tal momento entra il padre.)

SCENA XV
(Detti, ed il Signor Germont, ch'entra all'ultime parole.)

TUTTI
Oh, infamia orribile
Tu commettesti!
Un cor sensibile
Cosi' uccidesti!
Di donne ignobile
Insultator,
Di qui allontanati,
Ne desti orror.

GERMONT
(con dignitoso fuoco)
Di sprezzo degno se stesso rende
Chi pur nell'ira la donna offende.
Dove'e' mio figlio? piu' non lo vedo:
In te piu' Alfredo - trovar non so.
(Io sol fra tanti so qual virtude
Di quella misera il sen racchiude
Io so che l'ama, che gli e' fedele,
Eppur, crudele, - tacer dovro'!)

ALFREDO
(da se')
(Ah si' che feci! ne sento orrore.
Gelosa smania, deluso amore
Mi strazia l'alma piu' non ragiono.
Da lei perdono - piu' non avro'.
Volea fuggirla non ho potuto!
Dall'ira spinto son qui venuto!
Or che lo sdegno ho disfogato,
Me sciagurato! - rimorso n'ho.

VIOLETTA
(riavendosi)
Alfredo, Alfredo, di questo core
Non puoi comprendere tutto l'amore;
Tu non conosci che fino a prezzo
Del tuo disprezzo - provato io l'ho!
Ma verra' giorno in che il saprai
Com'io t'amassi confesserai
Dio dai rimorsi ti salvi allora;
Io spenta ancora - pur t'amero'.

BARONE
(piano ad Alfredo)
A questa donna l'atroce insulto
Qui tutti offese, ma non inulto
Fia tanto oltraggio - provar vi voglio
Che tanto orgolio - fiaccar sapro'.

TUTTI
Ah, quanto peni! Ma pur fa core
Qui soffre ognuno del tuo dolore;
Fra cari amici qui sei soltanto;
Rasciuga il pianto - che t'inondo'.

ATTO TERZO
Preludio

SCENA I
Camera da letto di Violetta. Nel fondo e' un letto con cortine mezze
tirate; una
finestra chiusa da imposte interne; presso il letto uno sgabello su cui una
bottiglia di
acqua, una tazza di cristallo, diverse medicine. A meta' della scena una
toilette, vicino
un canape'; piu' distante un altro mobile, sui cui arde un lume da notte;
varie sedie ed
altri mobili. La porta e' a sinistra; di fronte v'e' un caminetto con fuoco
acceso.
(Violetta dorme sul letto. Annina, seduta presso il caminetto, e' pure
addormentata.)

VIOLETTA
(destandosi)
Annina?

ANNINA
(svegliandosi confusa)
Comandate?

VIOLETTA
Dormivi, poveretta?

ANNINA
Si', perdonate.

VIOLETTA
Dammi d'acqua un sorso.
(Annina eseguisce.)
Osserva, e' pieno il giorno?

ANNINA
Son sett'ore.

VIOLETTA
Da' accesso a un po' di luce

ANNINA
(Apre le imposte e guarda nella via.)
Il signor di Grenvil!

VIOLETTA
Oh, il vero amico!
Alzar mi vo' m'aita.
(Si rialza e ricade; poi, sostenuta da Annina, va lentamente verso il
canape', ed il
Dottore entra in tempo per assisterla ad adagiarsi. Annina vi aggiunge dei
cuscini.)

SCENA II
(Dette e il Dottore.)

VIOLETTA
Quanta bonta' pensaste a me per tempo!

DOTTORE
(Le tocca il polso.)
Or, come vi sentite?

VIOLETTA
Soffre il mio corpo, ma tranquilla ho  l'alma.
Mi conforto' iersera un pio ministro.
Religione e' sollievo a' sofferenti.

DOTTORE
E questa notte?

VIOLETTA
Ebbi tranquillo il sonno.

DOTTORE
Coraggio adunque la convalescenza
Non e' lontana

VIOLETTA
Oh, la bugia pietosa
A' medici e' concessa

DOTTORE
(stringendole la mano)
Addio a piu' tardi.

VIOLETTA
Non mi scordate.

ANNINA
(piano al Dottore accompagnandolo)
Come va, signore?

DOTTORE
(piano a parte)
La tisi non le accorda che poche ore.
(Esce.)

SCENA III
(Violetta e Annina)

ANNINA
Or fate cor.

VIOLETTA
Giorno di festa e' questo?

ANNINA
Tutta Parigi impazza e' carnevale

VIOLETTA
Ah, nel comun tripudio, sallo il cielo
Quanti infelici soffron! Quale somma
V'ha in quello stipo?
(indicandolo)

ANNINA
(L'apre e conta.)
Venti luigi.

VIOLETTA
Dieci ne reca ai poveri tu stessa.

ANNINA
Poco rimanvi allora

VIOLETTA
Oh, mi sara' bastante;
Cerca poscia mie lettere.

ANNINA
Ma voi?

VIOLETTA
Nulla occorra' sollecita, se puoi
(Annina esce)

SCENA IV
(Violetta, sola.)

VIOLETTA
(Trae dal seno una lettera.)
"Teneste la promessa la disfida
Ebbe luogo! il barone fu ferito,
Pero' migliora Alfredo
E' in stranio suolo; il vostro sacrifizio
Io stesso gli ho svelato;
Egli a voi tornera' pel suo perdono;
Io pur verro' Curatevi meritate
Un avvenir migliore. -
Giorgio Germont".
(desolata)
E' tardi!
(Si alza.)
Attendo, attendo ne' a me giungon mai! . . .
(Si guarda allo specchio.)
Oh, come son mutata!
Ma il dottore a sperar pure m'esorta!
Ah, con tal morbo ogni speranza e' morta.
Addio, del passato bei sogni ridenti,
Le rose del volto gia' son pallenti;
L'amore d'Alfredo pur esso mi manca,
Conforto, sostegno dell'anima stanca
Ah, della traviata sorridi al desio;
A lei, deh, perdona; tu accoglila, o Dio,
Or tutto fini'.
Le gioie, i dolori tra poco avran fine,
La tomba ai mortali di tutto e' confine!
Non lagrima o fiore avra' la mia fossa,
Non croce col nome che copra quest'ossa!
Ah, della traviata sorridi al desio;
A lei, deh, perdona; tu accoglila, o Dio.
Or tutto fini'!
(Siede.)

CORO DI MASCHERE
(all'esterno)
Largo al quadrupede
Sir della festa,
Di fiori e pampini
Cinto la testa
Largo al piu' docile
D'ogni cornuto,
Di corni e pifferi
Abbia il saluto.
Parigini, date passo
Al trionfo del Bue grasso.
L'Asia, ne' l'Africa
Vide il piu' bello,
Vanto ed orgoglio
D'ogni macello
Allegre maschere,
Pazzi garzoni,
Tutti plauditelo
Con canti e suoni!
Parigini, date passo
Al trionfo del Bue grasso.

SCENA V
(Detta ed Annina, che torna frettolosa.)

ANNINA
(esitando)
Signora!

VIOLETTA
Che t'accade?

ANNINA
Quest'oggi, e' vero?
Vi sentite meglio?

VIOLETTA
Si', perche'?

ANNINA
D'esser calma promettete?

VIOLETTA
Si', che vuoi dirmi?

ANNINA
Prevenir vi volli
Una gioia improvvisa

VIOLETTA
Una gioia! dicesti?

ANNINA
Si', o signora

VIOLETTA
Alfredo! Ah, tu il vedesti? ei vien! l'affretta .
(Annina afferma col capo, e va ad aprire la porta.)

SCENA VI
(Violetta, Alfredo e Annina.)

VIOLETTA
(Andando verso l'uscio.)
Alfredo!
(Alfredo comparisce pallido per la commozione, ed ambedue, gettandosi le
braccia al
collo, esclamano:)
Amato Alfredo!

ALFREDO
Mia Violetta!
Colpevol sono so tutto, o cara.

VIOLETTA
Io so che alfine reso mi sei!

ALFREDO
Da questo palpito s'io t'ami impara,
Senza te esistere piu' non potrei.

VIOLETTA
Ah, s'anco in vita m'hai ritrovata,
Credi che uccidere non puo' il dolor.

ALFREDO
Scorda l'affanno, donna adorata,
A me perdona e al genitor.

VIOLETTA
Ch'io ti perdoni? la rea son io:
Ma solo amore tal mi rende'
A DUE
Null'uomo o demone, angelo mio,
Mai piu' staccarti potra' da me.
Parigi, o cara/o noi lasceremo,
La vita uniti trascorreremo:
De' corsi affanni compenso avrai,
La mia/tua salute rifiorira'.
Sospiro e luce tu mi sarai,
Tutto il futuro ne arridera'.

VIOLETTA
Ah, non piu', a un tempio
Alfredo, andiamo,
Del tuo ritorno grazie rendiamo
(Vacilla.)

ALFREDO
Tu impallidisci

VIOLETTA
E' nulla, sai!
Gioia improvvisa non entra mai
Senza turbarlo in mesto core
(Si abbandona come sfinita sopra una sedia col capo cadente all'indietro.)

ALFREDO
(spaventato, sorreggendola)
Gran Dio! Violetta!

VIOLETTA
(sforzandosi)
E' il mio malore
Fu debolezza! ora son forte
(sforzandosi)
Vedi? sorrido

ALFREDO
(desolato)
(Ahi, cruda sorte!)

VIOLETTA
Fu nulla Annina, dammi a vestire.

ALFREDO
Adesso? Attendi

VIOLETTA
(alzandosi)
No voglio uscire.
(Annina le presenta una veste ch'ella fa per indossare e impedita dalla
debolezza,
esclama:)
Gran Dio! non posso!
(Getta con dispetto la veste e ricade sulla sedia.)

ALFREDO
(ad Annina)
(Cielo! che vedo!)
Va pel dottor

VIOLETTA
(ad Annina)
Digli che Alfredo
E' ritornato all'amor mio
Digli che vivere ancor vogl'io
(Annina parte.)
(ad Alfredo)
Ma se tornando non m'hai salvato,
A niuno in terra salvarmi e' dato.
(sorgendo impetuosa)
Gran Dio! morir si' giovane,
Io che penato ho tanto!
Morir si' presso a tergere
Il mio si' lungo pianto!
Ah, dunque fu delirio
La cruda mia speranza;
Invano di costanza
Armato avro' il mio cor!
Alfredo! oh, il crudo termine
Serbato al nostro amor!

ALFREDO
Oh mio sospiro, oh palpito,
Diletto del cor mio!
Le mie colle tue lagrime
Confondere degg'io
Ma piu' che mai, deh, credilo,
M'e' d'uopo di costanza,
Ah! tutto alla speranza
Non chiudere il tuo cor.
Violetta mia, deh, calmati,
M'uccide il tuo dolor.
(Violetta s'abbatte sul canape'.)

SCENA ULTIMA
(Detti, Annina, il signor Germont, ed il Dottore.)

GERMONT
Ah, Violetta!

VIOLETTA
Voi, Signor!

ALFREDO
Mio padre!

VIOLETTA
Non mi scordaste?

GERMONT
La promessa adempio
A stringervi qual figlia vengo al seno,
O generosa

VIOLETTA
Ahime', tardi giungeste!
Pure, grata ven sono
Grenvil, vedete? tra le braccia io spiro
Di quanti ho cari al mondo

GERMONT
Che mai dite!
(osservando Violetta)
(Oh cielo e' ver!)

ALFREDO
La vedi, padre mio?

GERMONT
Di piu' non lacerarmi
Troppo rimorso l'alma mi divora
Quasi fulmin m'atterra ogni suo detto
Oh, malcauto vegliardo!
Ah, tutto il mal ch'io feci ora sol vedo!

VIOLETTA
(frattanto avra' aperto a stento un ripostiglio della toilette, e toltone
un medaglione
dice:)
Piu' a me t'appressa ascolta, amato Alfredo.
Prendi: quest'e' l'immagine
De' miei passati giorni;
A rammentar ti torni
Colei che si' t'amo'.
Se una pudica vergine
Degli anni suoi nel fiore
A te donasse il core
Sposa ti sia lo vo'.
Le porgi questa effigie:
Dille che dono ell'e'
Di chi nel ciel tra gli angeli
Prega per lei, per te.

ALFREDO
No, non morrai, non dirmelo
Dei viver, amor mio
A strazio si' terribile
Qui non mi trasse Iddio
Si' presto, ah no, dividerti
Morte non puo' da me.
Ah, vivi, o un solo feretro
M'accogliera' con te.

GERMONT
Cara, sublime vittima
D'un disperato amore,
Perdonami lo strazio
Recato al tuo bel core.

GERMONT, DOTTORE E ANNINA
Finche' avra' il ciglio lacrime
Io piangero' per te
Vola a' beati spiriti;
Iddio ti chiama a se'.

VIOLETTA
(rialzandosi animata)
E' strano!

TUTTI
Che!

VIOLETTA
Cessarono
Gli spasmi del dolore.
In me rinasce m'agita
Insolito vigore!
Ah! io ritorno a vivere
(trasalendo)
Oh gioia!
(Ricade sul canape'.)

TUTTI
O cielo! muor!

ALFREDO
Violetta!

ANNINA E GERMONT
Oh Dio, soccorrasi

DOTTORE
(dopo averle toccato il polso)
E' spenta!

TUTTI
Oh mio dolor!
(quadro e cala la tela.)

FINE

Brasil infinito; BH, 02301202012.

Brasil infinito, pátria musa de todas
As odes compostas pelo universo;
Brasil eterno, morada absoluta de
Deus; feito por Ele, sob medida
Perfeita, para conter a posteridade;
Sala de estar do mundo, pulmão
Do corpo planeta; da eternidade,
Onde vivem as divindades, é o
Primeiro a ser avistado, quando
Das visitas delas a um outro céu;
Brasil paraíso, terra de ventos
Nobres, de águas sagradas, de
Climas que imitam ares celestiais;
Berço de todas as artes clássicas, belas,
Obras-primas, como o carnaval e o
Futebol; torrão de poesias nascidas
No coração, que almeja a paz
Com fervor e despreza a guerra
Que causa dor; Brasil pátria
Que nunca poderá ser ultrajada;
Escudo de gerações e amparo para
Civilizações contrárias; brigam lá
Entre si, mas, aqui, têm que entrar
No clima e viver em harmonia;
Brasil Africano Português Continental
Brasileiro, senhor dos senhores, doutor
Dos doutores, remédio dos remédios;
Deus quando criou a felicidade soube
Muito bem em quem se inspirar; passaporte
Para abrir as portas do mundo; senha
Para se chegar em qualquer lugar:
Sou brasileiro e não desisto nunca
De amar este país.

sábado, 22 de dezembro de 2012

Cheguei à feira; RJ, 0290701997.

Cheguei à feira,
Com a minha mãe;
Comi beiju e farinha de milho,
Tomate com sal
E farinha de mandioca;
Minha mãe a fazer a feira,
Banana e laranja,
Tangerina e alface,
Verduras e legumes;
O galo vivo para matar,
Quase na hora do almoço;
O coração é meu,
O sangue é meu,
Gritava eufórico;
E mamãe já sabia,
Caprichava no tempero,
Na hora de preparar;
Era o meu lazer,
No sábado perdido,
De cidade mineira,
Onde tive o luxo de nascer;
Uma infância rica,
Cheia de inspiração,
Que menino de hoje,
Não tem nem ideia;
Um quintal inteiro,
Com jaqueira e umbuzeiro;
Onde é que já se viu,
Riqueza tão grande assim?
Só aqui dentro de mim.

Ah, estou maluco; RJ, 060601997.

Ah, estou maluco,
Estou maluco por ti;
Ah, estou doido,
Estou doido por ti;
Só em te ver passar,
Tenho que ser internado;
Perco a cabeça,
Fico todo transviado;
Viro um mágico louco,
Que nem sossega leão,
Consegue dar jeito;
Só em pensar em ti,
Entro em transe paranoico;
Tenho ataque epilético,
Fico com taquicardia;
Ah, estou maluco,
Não adianta me prender;
Sou um suicida apaixonado,
Sou um homicida apavorado;
Mato tudo que se mexer,
Para separar nosso amor;
Mato tudo que se envolver,
Na nossa felicidade;
E grito na cidade,
Ah, estou maluco, que
Estou maluco por ti.

Todo dia a mesma coisa; RJ,060601997.

Todo dia a mesma coisa,
O mesmo bate boca,
A mesma confusão,
É só o lavar de roupa suja,
No meio do salão;
E todo mundo sabe,
Que isso não se faz;
É preciso ter diretriz,
É preciso ter razão;
Não deixar que a raiva,
Suba à cabeça
E faça tremer a mão;
Faltar fôlego ao peito,
Brigar de encenação;
Às vezes nem é nada,
Motivo torpe e insignificante;
E basta uma pequena faísca,
Para fazer um incêndio,
Sem controle,
Sem solução;
Chega de cotidiano,
Muda um pouco o discurso;
Abra a tua bandeira,
Voe contra o vento.
Saia de dentro do vulcão;
Cuidado com a lava,
A chuva de cinzas,
A cortina de fumaça;
Desobstrui tuas retinas
E evidencia tua graça.

Imaginar um adiantamento; BH, 0190601999.

Imaginar um aditamento,
Para acrescentar às leis do universo,
Às leis oficiais geradas,
Um pedido de aumento,
De uma parcela de migalhas de pão,
Àqueles que têm fome;
Adicionar à vida humana,
Um pouco mais de ternura,
Com os desprivilegiados;
Tornar ditoso o infeliz,
Fazer feliz aos que sofrem;
Aditar ao dia a dia,
A paz literal,
Espiritual e mental;
Por medida provisória,
Mandado ou ordem,
Impor um aditivo,
Sem adivinhar o bem,
Que será causado,
Aos necessitados;
Que seja feito,
Sem olhar a quem;
Adivinhação de onde vai,
Sair o recurso,
Nunca deu certo;
E quem adivinha,
Não ganha sustento,
Para levar a vida;
Mulher que finge adivinhar,
É a cigana;
Engana aos outros,
Ao fingir ler as mãos;
Proposição para decifrar,
Só com paranormal,
Que não seja charlatão;
O bom adivinhador,
Não conta seu segredo,
Não fala o que percebe,
Não vira um adivinhão,
Medíocre e notório;
Não quero ser adivinho,
O dom não tenho, não;
Não sou sensitivo
E nem imantador;
Prego apenas a paz,
Quero muito mais ao amor.

sexta-feira, 21 de dezembro de 2012

Eu vou ser reeleito; RJ, 01º0701997.

Eu vou ser reeleito,
Eu sou o melhor,
Mais inteligente e perfeito;
Eu criei o real,
Quem ficar do meu lado,
Vai ganhar as eleições;
Quem colar comigo,
Vai ser reeleito;
Eu fiz isso,
Eu fiz aquilo;
O estado sou eu,
Eu sou absoluto;
Nada me abala,
Nada me abate;
A oposição é burra,
Os neobobos não estão com nada;
Fora com os sem terra,
Os sem teto e os sem tudo;
Essa mania de ecologia,
Está a impedir,
O desenvolvimento do Brasil;
Tem que vender tudo,
Entregar tudo
E botar fogo na Amazônia toda;
Para que índios?
Para que preservar madeira?
Incentivar o álcool de mentirinha?
Para ficar bem com os usineiros;
Eu sou o maior,
Eu sou o maioral;
E as baionetas estão aí,
Para me garantir;
Eu sou o monarca,
Do povo do Brasil
Eu sou o Fernando Henrique Cardoso,
O nefasto vulgo FHC.

Juntar as dores e os sofrimentos; BH, 0220601999.

Juntar as dores e os sofrimentos,
Numa adjunção de choro e lágrimas;
E no pranto contíguo,
Anexar a infelicidade;
E a todo mal associado,
E a todo desespero encontrado,
A este adjunto,
Auxiliar numa ação agregada,
Palavra ou locução,
Que complete o sentido,
Desta banição,
Esta barca da morte;
E elevar a fase da frase,
À qual está subordinada,
A um plano superior;
E à ajuda do adjutor,
Juntar ao adjutório,
E deixar ao conhecimento,
Da administração instalada,
O conjunto de pessoas,
Do lugar comum;
E onde a direção da ereção,
Do órgão da empresa de serviço,
Público administrado,
Sem a lama governamental;
Sem a atividade da gerência,
De homens elegantes,
De colarinhos brancos,
Materiais fecais nas cabeças;
Homens competentes,
Destinados à realização,
Dos fins dos bens do estado;
O administrador-mor,
Viaja pelo mundo neoliberal administrativo,
A fingir que não é nada com ele;
A rir à toa e à loa,
Para câmeras e tvs,
A escancarar os dentes,
Para o mundo inteiro ver.

quinta-feira, 20 de dezembro de 2012

Admirável e digna é a mente que nunca será desvendada antes da admiração; BH, 0220230240601999.

Admirável e digna é a mente que nunca será desvendada antes da admiração
Do universo; conheceremos a causa e a admissão de todos os corpos celestes
E da mente nunca nada; e não é estar sob efeito do álcool, admitir o exame
De seleção para ingresso no congresso, do curso ginasial espacial do colégio
De preparação de oficiais da reserva da força inversa; a admissibilidade de
Que tudo é possível ao mesmo tempo impossível àquele que tem a qualidade
Do admissível e a coragem de admitir a covardia e o medo; e o que se deve
E se pode concordar sem admoestação de princípios e fins tem que ser
Severamente sondado por quem deseja acertar e permitir por condescendência;
Colher as teses e as teorias dos antepassados que morreram de olhos abertos a
Olhar para o céu; adotar o diploma de herege e tolerar as chamas e as fumaças
Da fogueira da inquisição; o admoestador da Santa Igreja Católica era torturado
E assado em fogo brando por repreender os santos padres para a verdade caótica
Que estava a surgir na época; admoestar em termos de lucidez e razão de
Pensamento lógico era uma hedionda e fatal heresia; advertir para os conhecimentos
Que estavam a surgir, e as novas leis que regiam a natureza humana, era sinônimo
De bruxaria; e de nada valia aconselhar o admonitor a abrir mão, a negar a si próprio,
Lembrar que a muitos noviços da Companhia de Jesus custou caro por admoestar o
Santo Padre e o admonitório era arrastado pelas ruas e cortado aos pedaços em praça
Pública nas aldeias para poder mostrar o que era capaz de fazer com os mortais a
Veneranda Igreja Católica, representante de Deus na Terra e no Mundo; a alma do
Rebelde era de adobe, (tijolo seco no sol, não cozido no fogo) e o sofrimento adoçante
Para a fortaleza do espírito; o adoçamento para a morte era a descoberta do desconhecido;
E o raciocínio o alívio para as feridas das marcas dos ferros em brasa; o sofrimento era
Mais importante do que a substância orgânica ou inorgânica ou físicas, não calórica e
Obtida de matérias-primas diversas e que proporcionava o saber açucarado aos alimentos
E são adoçantes mais de dez produtos químicos, entre eles a paz e o amor; a sacarina e os
Ciclametos de sódio e de cálcio e o dulcin e a felicidade e a inteligência; os resistentes
Tinham a adoção de condutas de extrema paixão a ponto do sangue não valer nada; morria-se
Por adotar e adoçar o simples ato e efeito humano de pensar diferente da época; morria-se
Na fogueira e não fazia-se suavizar e abrandar e atenuar a dor; só as ideias e o ideal;
A adocicar-se só se for a alma e o espírito e a mente e o ser e o conjunto que forma a áurea;
Em abrir mãos dos princípios, o melhor era adoecer e cair na desilusão de ter as coisas
Elucidadas; ao adoentar e ficar a mulher menstruada, era sinal de esquartejamento e
Mutilamento e decapitação; a lei estava a endoidar-se e a matar os eufóricos e desvendadores
Das normas e dos comportamentos não usados; a adolescência, que era o período de transição
Entre a infância e a maturidade humana, caracterizada por profundas mudanças de ordem
Biológica e psicológica, clara e transparente, transformou-se em tormento ao adolescente,
Jovem corrompido e tirado do seu caminho e destino; a andar na perdição eterna haverá
Sempre respostas aos anseios e pergunta de angústia daqueles que não sabem onde está a
Fortaleza e o rochedo que firmarão os pés inquietos nas raízes sólidas; Adônis com a sua
Beleza e elegância de homem e Narciso com a sua adoração, nada mais seriam na inquisição
Do que um amontoado de carvão e cinzas e brasas e ossos retorcidos e calcinados pelo fogo;
Adorador tinha que ser fingido e adorar e render culto e venerar e encantar para enganar
E não ser enganado; e amar como se ama a um deus que gosta demasiadamente de reverências
A si próprio; ver seus seres adoráveis a arder vivos em sangue e em brasas nas fogueiras
Insaciáveis de outros tempos; o adormecedor e sonhador, que sonhava enquanto dormia,
Acordava um monte de cinzas quentes espalhadas ao vento; adormecer e cair no sono, a
Começar a fechar os olhos, tinha que ser para sempre; entorpecer o papa e acalmar as chamas,
A parar por pegar o sonho de esperança e da realidade, que faltava com o adormecimento a
Enfeitar e para ornar e embelezar as cruzes pagãs e manchadas de pecado; quantos gênios e
Homens sábios e inteligentes padeceram em nome de uma falsa conduta? quantos poetas e
Filósofos viram suas vidas ceifadas em nome de um manto negro que se chama Igreja Católica?  


Quando que irei resolver alguma coisa na vida?; BH, 0260402001.

Quando que irei resolver alguma coisa na vida? 
E encarregar-me de algo?
Incumbir-me de responsabilidade? quando
Irei investir na faculdade de agir? e
Alguém delegará e transmitirá, por delegação
Ou não, poderes a mim? não sou o que tem a
Seu cargo, no serviço público, dependente de
Autoridade superior; abomino qualquer
Autoridade, principalmente as que servem
À burguesia e à elite; aos ricos e poderosos;
Abomino comissário e não ufano-me por
Não ser um emissário ou um enviado ou
Aquele que é autorizado por outrem
Para representá-lo; detesto delegacia,
O cargo e a jurisdição de delegado, e o
Local aonde funciona; não quero, também,
O ato pelo qual, eu, um devedor, transfiro
Uma dívida para outro responsável;
Não posso fazer a cessão e nem a cedência
A alguém por minha decadência, e fujo
Da comissão que dá a alguém o direito
De agir em nome de quem a confere;
Não tenho competência, não tenho
Capacidade e sou consciente disto;
Alcaguete sórdido, x-9, dedo duro, delator
Silvério dos Reis e aquele que delata,
Perto de mim é herói; perto dele não sou
Mártir e para delatar sou um delambido;
Para denunciar um indivíduo afetado, para
Indicar como autor de algum ato ou crime
Sou presumido; requebrado para revelar,
Presunçoso para desvendar; é o que regozija-me
Ao dedurar, até afetar-me ao dedo-durar;
Lamber-me de satisfação, igual ao delamber
De um cão; a delacrimação de uma criança
Desmamada; o lacrimejamento com
Abundância de lágrimas para sustentar
A mentira com dejúrio, com juramento
Solene, mente, fala que é culpa dela, e
Deixa dejungir o certo; deixa desjungir
O correto, e não envergonha-se; sabe
Que é um dejetório, que é uma latrina
Aonde toda a sociedade vem dejetar, fazer
Dejeção e defecar em cima; e mesmo
Assim faz o dejejuar, o quebrar o jejum, com
Toda a pompa de quem, não tem
Culpa no cartório.

Como gostaria igual a todos de ganhar na loteria; RJ, 0100601980.

Como gostaria igual a todos de ganhar na loteria; 
E na loteria esportiva ou federal, ou estadual; não 
Importa qual seja ela; gostaria mesmo era de ganhar
Numa loteria; uma boa bolada, para arrumar a
Minha vida, a vida da minha mulher, a vida do
Meu pai, a vida da minha mãe, a vida do pai da
Minha mulher, a vida da mãe da minha mulher,
A vida dos meus irmãos, a vida dos meus parentes
E a vida dos irmãos da minha mulher, a vida dos
Parentes em geral da minha mulher, a vida dos
Meus amigos e a vida dos amigos da minha mulher;
Gostaria de ganhar uma boa bolada mesmo; às
Vezes jogo na loteria, mas nunca ganhei nem
Bom-dia; o dia em que ganhar, meu mundo vai
Mudar; tenho esperança de um dia ganhar; ainda
Não perdi a fé e a esperança não morre; a
Esperança é a última a morrer; saibam quantos
Este instrumento virem, que eu, IMS, brasileiro,
Solteiro, maior, do comércio, identidade... do
IFP, inscrito no CPF sob o número... do MF,
Portador da Carteira Profissional de número...
Título de Eleitor número..., PIS de número...,
Certificado de Reservista de Dispensa de
Incorporação de número..., filho de NAM e de
MCSM, residente e domiciliado nesta cidade,
Desempregado atualmente, a cursar o 1º ano de
Direito, interrompido, na Faculdade Brasileira  de
Ciências Jurídicas, informo a quem interessar possa
Que só quero me apresentar e me identificar para os
Leitores mais exigentes e mais curiosos; manda, quero,
Aviso ainda que não estou nem aí; e escrevo mesmo;
Quem quiser que se dane e se mate de raiva de mim; vou
Continuar aí a encher saco e a aporrinhar a vida de muita
Gente; meu negócio é este; e nasci para isto; quem quiser
Que se acabe do outro lado da rua ou pule do último andar
De um edifício bem alto.

Não gosto de ver ninguém sofrer e se fosse por mim; RJ, 0100601980.

Não gosto de ver ninguém sofrer e se fosse por mim,
O paraíso seria aqui mesmo; todo mundo feliz e a
Pedir a Deus um pelo outro; Senhor abençoa cada ser
Humano na face da terra; eleva sobre cada um de nós
A luz do teu rosto; não nos abandone um só minuto da
Nossa vida; hoje estava um pouco aborrecido; ouvi
Rádio o dia todo, e só ouvi más notícias; de tanta a
Gente ouvir essas coisas, a gente fica aborrecido; mas
Não adianta; por mais que queiramos ouvir uma boa
Notícia, dificilmente a ouvimos; PM mata; PM rouba;
Bomba não sei onde; PM sequestra; PM prende;
Bandidos assaltam; bandidos matam; marido mata a
Mulher; mulher mata o marido; e é uma sucessão de
Fatos que nos deixam de cabeça quente e aborrecidos;
E fico tão aborrecido que as minhas ideias ficam vagas;
Não consigo coordená-las e nem explaná-las de acordo;
E não gosto mesmo de ficar aborrecido; não gosto de
Sentir-me aborrecido; gosto de me sentir mesmo é
Tranquilo e em paz comigo mesmo; porém, é tanto fato
Ruim, que a gente acaba a se fundir; se funde e se perde;
E não podemos nunca nos perder; temos que nos manter
Atentos, para não cairmos na perdição; agora neste
Momento não estou a conseguir raciocinar; uma coisa
Que foi sempre precária, foi meu raciocínio; agora neste
Momento não consigo coordenar uma boa frase; fico a
Inventar coisas vagas, sem nexo, sem nada; se tiver alguém
A ler isto, neste momento, já deve estar de saco cheio;
Também quem manda ficar a perder tempo a ler o que não
Tem nada a ver? e não estou nem aí; escrevo mesmo; ler
Quem quer; quem não quiser, não ler; quem quiser que
Encha o saco ao ler; quem não quiser, que não encha; e não
Estou nem aí, escrevo mesmo; não pedi ninguém para ler;
Não ofereci a ninguém para ler; não perguntei nada para
Ninguém e nem pedi opinião ou crítica; não pesquisei nada e
Nem copiei nada de ninguém; e quero mesmo é encher o saco
Dos outros; e não estou nem aí; escrevo mesmo.

terça-feira, 18 de dezembro de 2012

Cada estudante em particular tome consciência; RJ, 0100601980.

Cada estudante em particular tome consciência
Disso: é preciso que cada brasileiro em particular:
Tome consciência de que temos de derrubar esta
Ditadura; existe o dia da caça e o dia do caçador;
O tempo passa, um dia ainda vai chegar o dia do
Povo, a hora do povo; aí a coisa vai ser feia; se
Cuidem generais canalhas e protetores da Ditadura;
A realidade está aí; um dia vós ides ter os vossos
Dias; e tudo vai ser cobrado; e ides pagar até o
Último centavo; quando o povo resolver cobrar, o
Pagamento vai ter que ser feito à vista; e tento
Evitar, porém, às vezes, me vem ao pensamento a
Lembrança do holocausto; e aquelas cenas
Inimagináveis se formam em minha mente; tento
Evitar e não consigo; e tenho que pensar naquelas
Vítimas, naqueles milhões de inocentes que
Padeceram sob o jugo do nazismo; e fico triste e
Decepcionado em saber, que até hoje, carrascos
E criminosos nazistas, vivem soltos, livres por
Aí; só a justiça divina agora poderá cobrar desses
Monstros, tudo que eles fizeram aqui na terra;
Quando penso naquelas crianças, naqueles velhos,
Naquelas mulheres e naqueles homens, mortos,
Pelo simples fato de existirem; aqueles aleijados
E defeituosos, também exterminados por nascerem
Assim; que esse peso fique ma consciência da
Humanidade para sempre; e que erros (se foi um
Erro) como esses jamais se repitam; e sempre
Pedi a Deus por todo mundo; e sempre pedi a
Deus por todas as pessoas que existem na face da
Terra; sempre pedi a Deus pelas pessoas que
Conheço; sempre pedi a Deus pelas pessoas que
Não conheço; e sempre pedi a Deus por todas as
Pessoas que um dia vou conhecer; e sempre
Pedi a Deus por cada ser humano em particular;
E sempre pedi a Deus pelas pessoas que um dia
Venham existir sobre a face da Terra; sempre
Pedi para que Deus iluminasse cada ser
Individualmente, a abençoar e a livrar de todo
Mal; a guardar debaixo do paternal cuidado e a
Fazer com que nada falte e que nada de mal
Aconteça; quero sempre o bem para todo mundo.

Porque são traidores e entreguistas e falicitadores; RJ, 080100601980.

Porque são traidores e entreguistas e facilitadores,
Corruptores e só desejam a ruína do Povo trabalhador
Brasileiro; mártires Wladimir Herzog, Rubens Paiva,
Manoel Fiel Filho e muitos outros, cujos os
Nomes me falta a memória , mas Deus sabe muito
Bem quem são; Deus os tenha em seu seio e puna
Os seus carrascos aqui na Terra; a classe proletária
Operária brasileira não merece crédito de ninguém;
Por mais que luteis por essa classe, ela vai sempre
Trair; vejais o caso no ABC, o líder foi preso, e
Todo mundo começou a furar a greve; não pode ser
Assim; a classe operária tem que ser mais unida e
Mais estruturada; de nada valeu o sacrifício do
Líder; arriscou a perder a vida, e a mulher e os
Filhos pelas reivindicações da classe, e a classe o
Deixa sozinho e na mão; é covardia, é covarde essa
Classe operária brasileira; não se pode fazer nada
Por ela, porque não merece; tem que deixar essa
Classe é ser explorada mesmo; tem que deixar é
Ser submissa e tímida; uma classe sem fibra à
Mercê da vontade dos patrões e do governo; de
Todas as greves que se tentou neste país, quase
Todas foram furadas pelas classes representantes;
Não adiantais tentar lutar para melhorar o meio de
Vida e de trabalho para os operários brasileiros;
Eles não querem a sua emancipação e a sua
Independência; preferem ser castrados dos seus
Direitos e dos seus intentos; preferem ser calados
Através dos cassetetes e das baionetas; das bombas
De gás e de efeito moral; dos brucutus, das
Cavalarias e da polícia de cachorros, do que
Permanecerem em luta e em greve pelo bem de
Todos e do próprio Brasil; é uma grande vergonha;
Parece que os estudantes perderam; mais uma vez
Os estudantes foram para a regra três; até que enfim
Conseguiram derrubar o velho prédio da UNE;
Porém, a luta não foi em vão; valeu a luta e os
Protestos; a História continua e fica aí para mostrar
Os fatos; caiu o velho prédio da UNE, mas não caiu
A UNE; não caiu a luta, não caiu o ideal; a UNE
Continua; a luta continua; e é preciso que continue.

Lavar a boca com dentrifício; BH, 0220402001.

Lavar a boca com dentifrício,
E o que serve para limpar bem os dentes
E entalhos nas obras de arquitetura;
Recorte fino nos bordos das folhas,
Dentículo pequeno de forma, entalhes,
A recortar, a formar o denticular, que
Que tem as antenas dentadas do denticórneo
E do denticeto, grupo de cetáceos
Carnívoros que compreende os que
Têm dentes numa só maxila ou
Nas nas duas; a dentição em formação
E o nascimento e o conjunto de dentes;
Dotar e chanfrar a dentelária, planta
Medicinal da família das plutagináceas
E o denrel que regula a altura das
Prateleiras; a saliência de uma roda
De engrenagem; pedra ou tijolo
Saliente numa parede, para servir
De amarração a outra, proeminência,
Excrescência por muio da qual se
Forma e fortalece a ligação de duas
Peças; cada uma das pontas que
Guarnecem certos instrumentos e
Cada uma das pequenas saliências
Na borda de certos órgãos vegetais;
Cume pontiagudo de uma montanha;
Pontas de certos objetos; defesa,
Presa de elefante; o que se assemelha
A essa concreção; ótgãos duros que
Guarnecem as maxilas do homem e
De outros animais, que servem para a
Divisão e a trituração dos alimentos
E que são constituídos por marfim
Revestido de esmalte na coroa, e de
Cimento na raiz, polpa dentária
Entranhada na coroa e cominicada
Com o alvéolo; nervo, membrana
Periodôntica; dentar, dentadas, morder,
Recortar é só começar.

Na terra escrevo todas estas coisas; RJ, 080601980.

Na terra escrevo todas estas coisas e
Nem mesmo sei porque; gosto
De escrever, mesmo sem saber, faço
Isto dede garoto; pretendo um dia me
Tornar um grande escritor; não quero
Fama e nem quero nenhuma projeção
De espécie alguma; quero ser um
Escritor humano; sem limites e sem
Horizontes; que escreva sobre tudo
Que pinte na cabeça; quero escrever
E escrever e escrever; é isto aqui
Que quero; espero que a
Curiosidade de alguns já esteja
Saciada; todos já sabem o que
Quero; muita gente vai dizer que não
Sei o que quero; há muito tempo que
Venho a dizer que sei o que quero;
E quero é escrever e escrever e
Escrever, não importa o que; que
Sejam bobagens, que sejam besteiras,
Filosofia, psicologia, parapsicologia,
Poesia, qualquer meio de escrever, e
Qualquer meio de definição quero
Para escrever; vou morrer quando
Parar de escrever; vou escrever
Quando parar de morrer; não pretendo
Nunca parar de escrever; não pretendo
Nunca parar de viver; não pretendo
Nunca parar de amar; não pretendo
Nunca parar de sorrir; não pretendo
Nunca parar de cantar; sei que alguém
Vai tentar me calar e me castrar e me
Matar; não terei medo; estarei pronto
Para ser morto, preso, torturado, seja lá
O que for; às vezes fico a pensar em
Wladimir Herzog; só Deus sabe o que
Realmente aconteceu com ele, e muitos
Outros mártires que tentaram implantar
A Liberdade no Brasil; só Deus sabe o
Que esses homens sofreram, e só Deus
Sabe das mortes violentas que muitos
Deles tiveram; as mortes desses homens
Deixaram claro, que eles não morreram
Em vão; quem morre por uma causa, por
Um ideal, não morre em vão; eles
Morreram ao tentar trazer a Liberdade,
Para um povo, que não sabe o valor
Que tem; muitos brasileiros não merecem
Ser compatriotas desse líderes, não merecem.

Que boca com dentama é essa; BH, 0230402001.

Que boca com dentama é essa, 
E com grande quantidade dos
Dentes de dentadura toda igual,
A parecer de carapitanga, peixe
Do mar, da família dos lutjânidas
E quer me morder? é tiranosáuro
Rex que quer engolir-me, com
Dental relativo e pertencente às
Consoantes que se pronunciam
Com o auxílio dos dentes ou
Pelo menos das gengivas; que
Arado é esse que quer rasgar
Minha carne? a parecer
Dentadura que quer mastigar naco;
Parece conjunto de dentes nas
Pessoas e animais e quer comer
Amais; parecem sistemas e
Totalidades que guarnecem
Certas rodas; série dentária de
Artificiais; aparelho artificial de
Dentes de pit bull; larga a dentada
Do meu lombo; que movimento de
Mordedura de sinal; que dentada
No escuro carregado de negro;
Que boca de bafo espesso; de ar
Compacto; que peso cerrado de
Mandíbu1a; tem muita massa; é
Um corpo denso, que pesa muito e
Tem muita matéria, em comparação
Com outro do mesmo volume, e
Precisa de instrumento para medir
A desndidade; é o sensímetro das
Medidas das densidades; concentração
Da densimetria da população; é a
Relação entre o peso de um corpo, e o
Seu volume; qualidade do que é o
Distinto de suas conotações; o
Significado primeiro de uma palavra;
Sinal de indicação; ato de derrotar;
Cicatriz de dentação; e de revelar
Uma forçada inspiração.

Do meu melhor raciocínio e não sou um parapsicólogo; RJ, 080691980.

Do meu melhor raciocínio e não sou um parapsicólogo; 
E não tenho mente parapsicológica, nem preparada; e
Não sou nenhum psicólogo, e nem sou nenhum,
Psicopata; não sou neurótico e nem sou alienado;
Sei que não sou um paranoia, e sei que não sou
Um debiloide; sei que sou um ser normal; e todo
Ser normal é dotado de sentimentos e de falhas e
De erros e de todos os males que afligem a um
Ser normal; um ser humano não passa de um ser
Humano; mesmo que ele seja um louco, um doido,
Um maluco, ou seja lá o que; ele pode ser o que for
Que ele sempre será um ser humano; mesmo que ele
Seja um feiticeiro, um mágico, um macumbeiro ou
Outra coisa mais; e é bom ser apenas um ser humano;
É bom se sentir livre, a andar despreocupado, pelas
Ruas da cidade, sem pensar em nada, sem dever nada
A ninguém; é bom ser um ser humano tranquilo, calmo,
Meigo, delicado, cortês, educado, enfim, é bom ser um
Ser humano humano; gosto de ser o que sou; não quero
Mesmo ser outra coisa não; o que quero mesmo é ser
Um ser humano; mão quero ir para Marte e nem quero
Ir para outro planeta qualquer; não quero ir a lugar
Nenhum; quero ficar aqui na Terra mesmo; morrer
Aqui e ser enterrado por aqui mesmo; para que vou
Querer ser outra coisa? não quero ir para a lua e nem
Quero conhecer a lua; deixa a lua lá com o seu
Romantismo, e com suas estórias de assombrações
E de lobisomens; o que quero mesmo é poder olhar
A lua sem preocupação qualquer; o que quero mesmo
É poder contar todas as estrelas que existem no céu;
Não quero outra coisa; não quero mais nada não;
Quero que minha mulher me abrace e me beije a boca;
O restante não me interessa; que fique a lua no
Firmamento e que fique eu cá na minha insignificância.