segunda-feira, 24 de dezembro de 2012

Verdi - La Traviata (1988) - Complete opera; BH, 02401202012.


La Traviata

Opera in tre atti

Libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma
La dame aux camelias, di Alexandre Dumas figlio.
Musica di Giuseppe Verdi.
Prima rappresentazione:
Venezia, Teatro "La Fenice, 6 marzo 1853
Ambientazione:
Parigi e sue vicinanze, 1850 circa.

Go to:

Personaggi

VIOLETTA VALERY (SOPRANO)

FLORA BERVOIX   (MEZZOSOPRANO)

ANNINA (SOPRANO)

ALFREDO GERMONT (TENORE)

GIORGIO GERMONT, SUO PADRE (BARITONO)

GASTONE, VISCONTE DE LETORIERES (TENORE)

IL BARONE DOUPHOL (BARITONO)

IL MARCHESE D'OBIGNY (BASSO)

IL DOTTOR GRENVIL (BASSO)

GIUSEPPE, SERVO DI VIOLETTA (TENORE)

UN DOMESTICO DI FLORA (BASSO)

PICCADORI, ZINGARE

SERVI DI VIOLETTA E FLORA

MASCHERE


ATTO PRIMO

Preludio

SCENA I
Salotto in casa di Violetta. Nel fondo e' la porta che mette ad altra sala;
ve ne sono
altre due laterali; a sinistra, un caminetto con sopra uno specchio. Nel
mezzo e' una
tavola riccamente imbandita. (Violetta, seduta sopra un divano, sta
discorrendo col
Dottore e con alcuni amici, mentre alri vanno ad incontrare quelli che
sopraggiungono,
tra i quali sono il Barone e Flora al braccio del Marchese.)

CORO I
Dell'invito trascorsa e' gia' l'ora
Voi tardaste

CORO II
Giocammo da Flora.
E giocando quell'ore volar.

VIOLETTA
(andando loro incontro)
Flora, amici, la notte che resta
D'altre gioie qui fate brillar
Fra le tazze e' piu' viva la festa

FLORA E MARCHESE
E goder voi potrete?

VIOLETTA
Lo voglio;
Al piacere m'affido, ed io soglio
Col tal farmaco i mali sopir.

TUTTI
Si', la vita s'addoppia al gioir


SCENA II
(Detti, il Visconte Gastone de Letorieres, Alfredo Germont. Servi affacendati
intorno alla mensa.)

GASTONE (entrando con Alfredo)
In Alfredo Germont, o signora,
Ecco un altro che molto vi onora;
Pochi amici a lui simili sono.

VIOLETTA
(Da' la mano ad Alfredo, che gliela bacia.)
Mio Visconte, merce' di tal dono.

MARCHESE
Caro Alfredo

ALFREDO
Marchese
(Si stringono la mano.)

GASTONE
(ad Alfredo)
T'ho detto:
L'amista' qui s'intreccia al diletto.
(i servi frattanto avranno imbandito le vivande.)

VIOLETTA
(ai servi)
Pronto e' il tutto?
(Un servo accenna di si'.)
Miei cari sedete:
E' al convito che s'apre ogni cor.

TUTTI
Ben diceste le cure segrete
Fuga sempre l'amico licor.
(Siedono in modo che Violetta resti tra Alfredo e Gastone, di fronte vi
sara' Flora, tra il
Marchese ed il Barone, gli altri siedono a piacere. V'ha un momento di
silenzio;
frattanto passano i piatti, e Violetta e Gastone parlano sottovoce tra
loro, poi:)

GASTONE
(piano, a Violetta)
Sempre Alfredo a voi pensa.

VIOLETTA
Scherzate?

GASTONE
Egra foste, e ogni di' con affanno
Qui volo', di voi chiese.

VIOLETTA
Cessate.
Nulla son io per lui.

GASTONE
Non v'inganno.

VIOLETTA
(ad Alfredo)
Vero e' dunque? onde e' cio'?
Nol comprendo.

ALFREDO
(sospirando)
Si, egli e' ver.

VIOLETTA
(ad Alfredo)
Le mie grazie vi rendo.
Voi Barone, feste altrettanto
BARONE
Vi conosco da un anno soltanto.

VIOLETTA
Ed ei solo da qualche minuto.

FLORA
(piano al Barone)
Meglio fora se aveste taciuto.

BARONE
(piano a Flora)
Mi e' increscioso quel giovin

FLORA
Perche'?
A me invece simpatico egli e'.

GASTONE
(ad Alfredo)
E tu dunque non apri piu' bocca?

MARCHESE
(a Violetta)
E' a madama che scuoterlo tocca

VIOLETTA
(Mesce ad Alfredo)
Saro' l'Ebe che versa.

ALFREDO
(con galanteria)
E ch'io bramo
immortal come quella.

TUTTI
Beviamo.

GASTONE
O barone, ne' un verso, ne' un viva
Troverete in quest'ora giuliva?
(Il Barone accenna di no.)
Dunque a te
(ad Alfredo)

TUTTI
Si', si', un brindisi.

ALFREDO
L'estro
Non m'arride

GASTONE
E non se' tu maestro?

ALFREDO
(a Violetta)
Vi fia grato?

VIOLETTA
Si'.

ALFREDO
(S'alza.)
Si'? L'ho gia' in cor.

MARCHESE
Dunque attenti

TUTTI
Si', attenti al cantor.

ALFREDO
Libiam ne' lieti calici
Che la bellezza infiora,
E la fuggevol ora
S'inebri a volutta'.
Libiam ne' dolci fremiti
Che suscita l'amore,
Poiche' quell'occhio al core
(indicando Violetta)
Onnipotente va.
Libiamo, amor fra i calici
Piu' caldi baci avra'.

TUTTI
Libiamo, amor fra i calici
Piu' caldi baci avra'.

VIOLETTA
(S'alza.)
Tra voi sapro' dividere
Il tempo mio giocondo;
Tutto e' follia nel mondo
Cio' che non e' piacer.
Godiam, fugace e rapido
E' il gaudio dell'amore;
E' un fior che nasce e muore,
Ne' piu' si puo' goder.
Godiam c'invita un fervido
Accento lusinghier.

TUTTI
Godiam la tazza e il cantico
La notte abbella e il riso;
In questo paradiso
Ne scopra il nuovo di'.

VIOLETTA
(ad Alfredo)
La vita e' nel tripudio.

ALFREDO
(a Violetta)
Quando non s'ami ancora.

VIOLETTA
(ad Alfredo)
Nol dite a chi l'ignora.

ALFREDO
(a Violetta)
E' il mio destin cosi'

TUTTI
Godiam la tazza e il cantico
La notte abbella e il riso;
In questo paradiso
Ne scopra il nuovo di'.
(S'ode musica dal'altra sala.)
Che e' cio'?

VIOLETTA
Non gradireste ora le danze?

TUTTI
Oh, il gentil pensier! tutti accettiamo.

VIOLETTA
Usciamo dunque
(S'avviano alla porta di mezzo, ma Violetta e' colta da subito pallore.)
Ohime'!

TUTTI
Che avete?

VIOLETTA
Nulla,
Nulla.

TUTTI
Che mai v'arresta

VIOLETTA
Usciamo
(Fa qualche passo, ma e' obbligata a nuovamente fermarsi e sedere.)
Oh Dio!

TUTTI
Ancora!

ALFREDO
Voi soffrite?

TUTTI
O ciel! ch'e' questo?

VIOLETTA
Un tremito che provo Or la' passate
(indica l'altra sala.)
Tra poco anch'io saro'

TUTTI
Come bramate
(Tutti passano all'altra sala, meno Alfredo che resta indietro.)

SCENA III

VIOLETTA
(guardandosi allo specchio)
Oh qual pallor!
(Volgendosi, s'accorge d'Alfredo.)
Voi qui!

ALFREDO
Cessata e' l'ansia
Che vi turbo'?

VIOLETTA
Sto meglio.

ALFREDO
Ah, in cotal guisa
V'ucciderete aver v'e' d'uopo cura
Dell'esser vostro

VIOLETTA
E lo potrei?

ALFREDO
Se mia
Foste, custode io veglierei pe' vostri
Soavi di'.

VIOLETTA
Che dite? ha forse alcuno
Cura di me?

ALFREDO
(con fuoco)
Perche' nessuno al mondo
V'ama

VIOLETTA
Nessun?

ALFREDO
Tranne sol io.

VIOLETTA
(ridendo)
Gli e' vero!
Si' grande amor dimenticato avea


ALFREDO
Ridete? e in voi v'ha un core?

VIOLETTA
Un cor? si' forse e a che lo richiedete?

ALFREDO
Oh, se cio' fosse, non potreste allora
Celiar.

VIOLETTA
Dite davvero?

ALFREDO
Io non v'inganno.

VIOLETTA
Da molto e' che mi amate?

ALFREDO
Ah si', da un anno.
Un di', felice, eterea,
Mi balenaste innante,
E da quel di' tremante
Vissi d'ignoto amor.
Di quell'amor ch'e' palpito
Dell'universo intero,
Misterioso, altero,
Croce e delizia al cor.

VIOLETTA
Ah, se cio' e' ver, fuggitemi
Solo amistade io v'offro:
Amar non so, ne' soffro
Un cosi' eroico amor.
Io sono franca, ingenua;
Altra cercar dovete;
Non arduo troverete
Dimenticarmi allor.

GASTONE
(Si presenta sulla porta di mezzo.)
Ebben? che diavol fate?

VIOLETTA
Si foleggiava

GASTONE
Ah! ah! sta ben restate.
(Rientra.)

VIOLETTA
(ad Alfredo)
Amor dunque non piu'
Vi garba il patto?

ALFREDO
Io v'obbedisco Parto
(per andarsene)

VIOLETTA
A tal giungeste?
(Si toglie un fiore dal seno.)
Prendete questo fiore.

ALFREDO
Perche'?

VIOLETTA
Per riportarlo

ALFREDO
(tornando)
Quando?

VIOLETTA
Quando Sara' appassito.

ALFREDO
O ciel! domani

VIOLETTA
Ebben,
Domani.

ALFREDO
(Prende con trasporto il fiore.)
Io son felice!

VIOLETTA
D'amarmi dite ancora?

ALFREDO
(per partire)
Oh, quanto v'amo!

VIOLETTA
Partite?

ALFREDO
(tornando a lei baciandole la mano)
Parto.

VIOLETTA
Addio.

ALFREDO
Di piu' non bramo.
(Esce.)

SCENA IV
(Vio/etta e tutti gli altri che tornano dalla sala riscaldati dalle danze.)

TUTTI
Si ridesta in ciel l'aurora,
E n'e' forza di partir;
Merce' a voi, gentil signora,
Di si' splendido gioir.
La citta' di feste e' piena,
Volge il tempo dei piacer;
Nel riposo ancor la lena
Si ritempri per goder,
(Partono alla destra.)

SCENA V
(Violetta sola.)

VIOLETTA
E' strano! e' strano! in core
Scolpiti ho quegli accenti!
Sari'a per me sventura un serio amore?
Che risolvi, o turbata anima mia?
Null'uomo ancora t'accendeva O gioia
Ch'io non conobbi, essere amata amando!
E sdegnarla poss'io
Per l'aride follie del viver mio?
Ah, fors'e' lui che l'anima
Solinga ne' tumulti
Godea sovente pingere
De' suoi colori occulti!
Lui che modesto e vigile
All'egre soglie ascese,
E nuova febbre accese,
Destandomi all'amor.
A quell'amor ch'e' palpito
Dell'universo intero,
Misterioso, altero,
Croce e delizia al cor.
A me fanciulla, un candido
E trepido desire
Questi effigio' dolcissimo
Signor dell'avvenire,
Quando ne' cieli il raggio
Di sua belta' vedea,
E tutta me pascea
Di quel divino error.
Senti'a che amore e' palpito
Dell'universo intero,
Misterioso, altero,
Croce e delizia al cor!
(Resta concentrata un istante, poi dice)
Follie! follie delirio vano e' questo!
Povera donna, sola
Abbandonata in questo
Popoloso deserto
Che appellano Parigi,
Che spero or piu'?
Che far degg'io!
Gioire,
Di volutta' nei vortici perire.
Sempre libera degg'io
Folleggiar di gioia in gioia,
Vo' che scorra il viver mio
Pei sentieri del piacer,
Nasca il giorno, o il giorno muoia,
Sempre lieta ne' ritrovi
A diletti sempre nuovi
Dee volare il mio pensier.
(Entra a sinistra.)

ATTO SECONDO

SCENA I
Casa di campagna presso Parigi. Salotto terreno. Nel fondo in faccia agli
spettatori, e'
un camino, sopra il quale uno specchio ed un orologio, fra due porte chiuse
da cristalli
che mettono ad un giardino. Al primo piano, due altre porte, una di fronte
all'altra.
Sedie, tavolini, qualche libro, l'occorrente per scrivere.

ALFREDO
(deponendo il fucile)
Lunge da lei per me non v'ha diletto!
Volaron gia' tre lune
Dacche' la mia Violetta
Agi per me lascio', dovizie, onori,
E le pompose feste
Ove, agli omaggi avvezza,
Vedea schiavo ciascun di sua bellezza
Ed or contenta in questi ameni luoghi
Tutto scorda per me. Qui presso a lei
Io rinascer mi sento,
E dal soffio d'amor rigenerato
Scordo ne' gaudii suoi tutto il passato.
De' miei bollenti spiriti
Il giovanile ardore
Ella tempro' col placido
Sorriso dell'amore!
Dal di' che disse: vivere
Io voglio a te fedel,
Dell'universo immemore
Io vivo quasi in ciel.

SCENA II
(Detto ed Annina in arnese da viaggio.)

ALFREDO
Annina, donde vieni?

ANNINA
Da Parigi.

ALFREDO
Chi tel commise?

ANNINA
Fu la mia signora.

ALFREDO
Perche'?

ANNINA
Per alienar cavalli, cocchi,
E quanto ancor possiede.

ALFREDO
Che mai sento!

ANNINA
Lo spendio e' grande a viver qui solinghi

ALFREDO
E tacevi?

ANNINA
Mi fu il silenzio imposto.

ALFREDO
Imposto! or v'abbisogna?

ANNINA
Mille luigi.

ALFREDO
Or vanne andro' a Parigi.
Questo colloquio ignori la signora.
Il tutto valgo a riparare ancora.
(Annina parte.)

SCENA III
(Alfredo solo)
O mio rimorso! O infamia
E vissi in tale errore?
Ma il turpe sogno a frangere
Il ver mi baleno'.
Per poco in seno acquetati,
O grido dell'onore;
M'avrai securo vindice;
Quest'onta lavero'.
(esce)

SCENA IV
(Violetta ch'entra con alcune carte, parlando con Annina, poi Giuseppe a
tempo.)

VIOLETTA
Alfredo?

ANNINA
Per Parigi or or partiva.

VIOLETTA
E tornera'?

ANNINA
Pria che tramonti il giorno
Dirvel m'impose

VIOLETTA
E' strano!

ANNINA
(presentandole una lettera)
Per voi

VIOLETTA
(La prende.)
Sta bene. In breve
Giungera' un uom d'affari, entri all'istante.
(Annina e Giuseppe escono.)

SCENA V
(Violetta, quindi il signor Germont introdotto da Giuseppe che avanza due
sedie e
parte.)

VIOLETTA
(leggendo la lettera)
Ah, ah, scopriva Flora il mio ritiro!
E m'invita a danzar per questa sera!
Invan m'aspettera'
(Getta il foglio sul tavolino e siede.)

ANNINA
E' qui un signore

VIOLETTA
Ah! sara' lui che attendo.
(Accenna a Giuseppe d'introdurlo.)

GERMONT
Madamigella Vale'ry?

VIOLETTA
Son io.

GERMONT
D'Alfredo il padre in me vedete!

VIOLETTA
(Sorpresa, gli accenna di sedere.)
Voi!

GERMONT
(sedendo)
Si', dell'incauto, che a ruina corre,
Ammaliato da voi.

VIOLETTA
(alzandosi risentita)
Donna son io, signore, ed in mia casa;
Ch'io vi lasci assentite,
Piu' per voi che per me.
(per uscire)

GERMONT
(Quai modi!) Pure

VIOLETTA
Tratto in error voi foste.
(Toma a sedere.)

GERMONT
De' suoi beni
Dono vuol farvi

VIOLETTA
Non l'oso' finora
Rifiuterei.

GERMONT
(guardandosi intorno)
Pur tanto lusso

VIOLETTA
A tutti
E' mistero quest'atto
A voi nol sia.
(Gli da' le carte.)

GERMONT
(dopo averle scorse coll'occhio)
Ciel! che discopro!
D'ogni vostro avere
Or volete spogliarvi?
Ah, il passato perche', perche' v'accusa?

VIOLETTA
(con entusiasmo)
Piu' non esiste or amo Alfredo, e Dio
Lo cancello' col pentimento mio.

GERMONT
Nobili sensi invero!

VIOLETTA
Oh, come dolce
Mi suona il vostro accento!

GERMONT
(alzandosi)
Ed a tai sensi
Un sacrificio chieggo

VIOLETTA
(alzandosi)
Ah no, tacete
Terribil cosa chiedereste certo
Il previdi v'attesi era felice
Troppo

GERMONT
D'Alfredo il padre
La sorte, l'avvenir domanda or qui
De' suoi due figli.

VIOLETTA
Di due figli!

GERMONT
Si'.
Pura siccome un angelo
Iddio mi die' una figlia;
Se Alfredo nega riedere
In seno alla famiglia,
L'amato e amante giovane,
Cui sposa andar dovea,
Or si ricusa al vincolo
Che lieti ne rendea
Deh, non mutate in triboli
Le rose dell'amor.
Ai preghi miei resistere
Non voglia il vostro cor.

VIOLETTA
Ah, comprendo dovro' per alcun tempo
Da Alfredo allontanarmi doloroso
Fora per me pur

GERMONT
Non e' cio' che chiedo.

VIOLETTA
Cielo, che piu' cercate? offersi assai!

GERMONT
Pur non basta

VIOLETTA
Volete che per sempre a lui rinunzi?

GERMONT
E' d'uopo!

VIOLETTA
Ah, no giammai!
Non sapete quale affetto
Vivo, immenso m'arda in petto?
Che ne' amici, ne' parenti
Io non conto tra i viventi?
E che Alfredo m'ha giurato
Che in lui tutto io trovero'?
Non sapete che colpita
D'altro morbo e' la mia vita?
Che gia' presso il fin ne vedo?
Ch'io mi separi da Alfredo?
Ah, il supplizio e' si spietato,
Che morir preferiro'.

GERMONT
E' grave il sacrifizio,
Ma pur tranquilla udite
Bella voi siete e giovane Col tempo

VIOLETTA
Ah, piu' non dite
V'intendo m'e' impossibile
Lui solo amar vogl'io.

GERMONT
Sia pure ma volubile
Sovente e' l'uom

VIOLETTA
(colpita)
Gran Dio!

GERMONT
Un di', quando le veneri
Il tempo avra' fugate,
Fia presto il tedio a sorgere
Che sara' allor? pensate
Per voi non avran balsamo
I piu' soavi affetti|
Poiche' dal ciel non furono
Tai nodi benedetti.

VIOLETTA
E' vero!

GERMONT
Ah, dunque sperdasi
Tal sogno seduttore
Siate di mia famiglia
L'angiol consolatore
Violetta, deh, pensateci,
Ne siete in tempo ancor.
E' Dio che ispira, o giovine
Tai detti a un genitor.

VIOLETTA
(con estremo dolore)
(Cosi' alla misera - ch'e' un di' caduta,
Di piu' risorgere - speranza e' muta!
Se pur beneficio - le indulga Iddio,
L'uomo implacabile - per lei sara'.)
(a Germont, piangendo)
Dite alla giovine - si' bella e pura
Ch'avvi una vittima - della sventura,
Cui resta un unico - raggio di bene
Che a lei il sacrifica - e che morra'!

GERMONT
Si', piangi, o misera - supremo, il veggo,
E' il sacrificio - ch'ora io ti chieggo.
Sento nell'anima - gia' le tue pene;
Coraggio e il nobile - cor vincera'.
(Silenzio.)

VIOLETTA
Or imponete.

GERMONT
Non amarlo ditegli.

VIOLETTA
Nol credera'.

GERMONT
Partite.

VIOLETTA
Seguirammi.

GERMONT
Allor

VIOLETTA
Qual figlia m'abbracciate forte
Cosi' saro'.
(S'abbracciano.)
Tra breve ei vi fia reso,
Ma afflitto oltre ogni dire. A suo conforto
Di cola' volerete.
(Indicandogli il giardino, va per scrivere.)

GERMONT
Che pensate?

VIOLETTA
Sapendol, v'opporreste al pensier mio.

GERMONT
Generosa! e per voi che far poss'io?

VIOLETTA
(tornando a lui)
Morro'! la mia memoria
Non fia ch'ei maledica,
Se le mie pene orribili
Vi sia chi almen gli dica.

GERMONT
No, generosa, vivere,
E lieta voi dovrete,
Merce' di queste lagrime
Dal cielo un giorno avrete.

VIOLETTA
Conosca il sacrifizio
Ch'io consumai d'amor
Che sara' suo fin l'ultimo
Sospiro del mio cor.

GERMONT
Premiato il sacrifizio
Sara' del vostro amor;
D'un opra cosi' nobile
Sarete fiera allor.

VIOLETTA
Qui giunge alcun: partite!

GERMONT
Ah, grato v'e' il cor mio!

VIOLETTA
Non ci vedrem piu' forse.
(S'abbracciano.)
A DUE
Siate felice Addio!
(Germont esce per la porta del giardino.)

SCENA VI
(Violetta, poi Annina, quindi Alfredo.)

VIOLETTA
Dammi tu forza, o cielo!
(Siede, scrive, poi suona il campanello.)

ANNINA
Mi richiedeste?

VIOLETTA
Si', reca tu stessa
Questo foglio

ANNINA
(ne guarda la direzione e se ne mostra sorpresa.)

VIOLETTA
Silenzio va' all'istante
(Annina parte.)
Ed ora si scriva a lui
Che gli diro'? Chi men dara' il coraggio?
(Scrive e poi suggella.)

ALFREDO
(entrando)
Che fai?

VIOLETTA
(nascondendo la lettera)
Nulla.

ALFREDO
Scrivevi?

VIOLETTA
(confusa)
Si' no

ALFREDO
Qual turbamento! a chi scrivevi?

VIOLETTA
A te

ALFREDO
Dammi quel foglio.

VIOLETTA
No, per ora

ALFREDO
Mi perdona son io preoccupato.

VIOLETTA
(alzandosi)
Che fu?

ALFREDO
Giunse mio padre

VIOLETTA
Lo vedesti?

ALFREDO
Ah no: severo scritto mi lasciava
Pero' l'attendo, t'amera' in vederti.

VIOLETTA
(molto agitata)
Ch'ei qui non mi sorprenda
Lascia che m'allontani tu lo calma
(mal frenato il pianto)
Ai piedi suoi mi gettero' divisi
Ei piu' non ne vorra' sarem felici
Perche' tu m'ami, Alfredo, non e' vero?

ALFREDO
O, quanto Perche' piangi?

VIOLETTA
Di lagrime avea d'uopo or son tranquilla
(sforzandosi)
Lo vedi? ti sorrido
Saro' la', tra quei fior presso a te sempre.
Amami, Alfredo, quant'io t'amo Addio.
(Corre in giardino.)

SCENA VII
(Alfredo, poi Giuseppe, indi un Commissario a tempo.)

ALFREDO
Ah, vive sol quel core all'amor mio!
(Siede, prende a caso un libro, legge alquanto, quindi si alza guarda l'ora
sull'orologio sovrapposto al camino.)
E' tardi: ed oggi forse
Piu' non verra' mio padre.

GIUSEPPE
(entrando frettoloso)
La signora e' partita
L'attendeva un calesse, e sulla via
Gia' corre di Parigi Annina pure
Prima di lei spariva.

ALFREDO
Il so, ti calma.

GIUSEPPE
(Che vuol dir cio'?)
(Parte.)

ALFREDO
Va forse d'ogni avere
Ad affrettar la perdita Ma Annina
Lo impedira'.
(Si vede il padre attraversare in lontananza il giardino.)
Qualcuno e' nel giardino!
Chi e' la'?
(per uscire)
COMMISSARIO
(alla porta)
Il signor Germont?

ALFREDO
Son io.
COMMISSARIO
Una dama
Da un cocchio, per voi, di qua non lunge,
Mi diede questo scritto
(Da' una lettera ad Alfredo, ne riceve qualche moneta e parte.)

SCENA VIII
(Alfredo, poi Germont ch'entra in giardino.)

ALFREDO
Di Violetta! Perche' son io commosso!
A raggiungerla forse ella m'invita
Io tremo! Oh ciel! Coraggio!
(Apre e legge.)
"Alfredo, al giungervi di questo foglio"
(come fulminato grida)
Ah!
(Volgendosi si trova a fronte del padre, nelle cui braccia si abbandona
esclamando:)
Padre mio!

GERMONT
Mio figlio!
Oh, quanto soffri! tergi, ah, tergi il pianto
Ritorna di tuo padre orgoglio e vanto

ALFREDO
(Disperato, siede presso il tavolino col volto tra le mani.)

GERMONT
Di Provenza il mar, il suol - chi dal cor ti cancello?
Al natio fulgente sol - qual destino ti furo'?
Oh, rammenta pur nel duol - ch'ivi gioia a te brillo';
E che pace cola' sol - su te splendere ancor puo'.
Dio mi guido'!
Ah! il tuo vecchio genitor - tu non sai quanto soffri'
Te lontano, di squallor il suo tetto si copri'
Ma se alfin ti trovo ancor, - se in me speme non falli',
Se la voce dell'onor - in te appien non ammuti',
Dio m'esaudi'!
(abbracciandolo)
Ne' rispondi d'un padre all'affetto?

ALFREDO
Mille serpi divoranmi il petto
(respingendo il padre)
Mi lasciate.

GERMONT
Lasciarti!

ALFREDO
(risoluto)
(Oh vendetta!)

GERMONT
Non piu' indugi; partiamo t'affretta

ALFREDO
(Ah, fu Douphol!)

GERMONT
M'ascolti tu?

ALFREDO
No.

GERMONT
Dunque invano trovato t'avro'!
No, non udrai rimproveri;
Copriam d'oblio il passato;
L'amor che m'ha guidato,
Sa tutto perdonar.
Vieni, i tuoi cari in giubilo
Con me rivedi ancora:
A chi peno' finora
Tal gioia non negar.
Un padre ed una suora
T'affretta a consolar.

ALFREDO
(Scuotendosi, getta a caso gli occhi sulla tavola, vede la lettera di
Flora, esclama:)
Ah! ell'e' alla festa! volisi
L'offesa a vendicar.
(Fugge precipitoso.)

GERMONT
Che dici? Ah, ferma!
(Lo insegue.)

SCENA IX
Galleria nel palazzo di Flora, riccamente addobbata ed illuminata. Una
porta nel
fondo e due laterali. A destra, piu' avanti, un tavoliere con quanto
occorre pel giuoco; a
sinistra, ricco tavolino con fiori e rinfreschi, varie sedie e un divano.
(Flora, il
Marchese, il Dottore ed altri invitati entrano dalla sinistra discorrendo
fra loro.)

FLORA
Avrem lieta di maschere la notte:
N'e' duce il viscontino
Violetta ed Alfredo anco invitai.

MARCHESE
La novita' ignorate?
Violetta e Germont sono disgiunti.

DOTTORE E FLORA
Fia vero?

MARCHESE
Ella verra' qui col barone.

DOTTORE
Li vidi ieri ancor parean felici.
(S'ode rumore a destra.)

FLORA
Silenzio udite?

TUTTI
(Vanno verso la destra.)
Giungono gli amici.

SCENA X
(Detti, e molte signore mascherate da Zingare, che entrano dalla destra.)

ZINGARE
Noi siamo zingarelle
Venute da lontano;
D'ognuno sulla mano
Leggiamo l'avvenir.
Se consultiam le stelle
Null'avvi a noi d'oscuro,
E i casi del futuro
Possiamo altrui predir.
I.
Vediamo! Voi, signora,
(Prendono la mano di Flora e l'osservano.)
Rivali alquante avete.
(Fanno lo stesso al Marchese.)
II.
Marchese, voi non siete
Model di fedelta'.

FLORA
(al Marchese)
Fate il galante ancora?
Ben, vo' me la paghiate

MARCHESE
(a Flora)
Che dianci vi pensate?
L'accusa e' falsita'.

FLORA
La volpe lascia il pelo,
Non abbandona il vizio
Marchese mio, giudizio
O vi faro' pentir.

TUTTI
Su via, si stenda un velo
Sui fatti del passato;
Gia' quel ch'e' stato e' stato,
Badate/Badiamo all'avvenir.
(Flora ed il Marchese si stringono la mano.)

SCENA XI
(Detti, Gastone ed altri mascherati da Mattadori, Piccadori spagnuoli,
ch'entrano
vivamente dalla destra.)

GASTONE E MATTADORI
Di Madride noi siam mattadori,
Siamo i prodi del circo de' tori,
Teste' giunti a godere del chiasso
Che a Parigi si fa pel bue grasso;
E una storia, se udire vorrete,
Quali amanti noi siamo saprete.
GLI ALTRI
Si', si', bravi: narrate, narrate:
Con piacere l'udremo

GASTONE E MATTADORI
Ascoltate.
E' Piquillo un bel gagliardo
Biscaglino mattador:
Forte il braccio, fiero il guardo,
Delle giostre egli e' signor.
D'andalusa giovinetta
Follemente innamoro';
Ma la bella ritrosetta
Cosi' al giovane parlo':
Cinque tori in un sol giorno
Vo' vederti ad atterrar;
E, se vinci, al tuo ritorno
Mano e cor ti vo' donar.
Si', gli disse, e il mattadore,
Alle giostre mosse il pie';
Cinque tori, vincitore
Sull'arena egli stende'.
GLI ALTRI
Bravo, bravo il mattadore,
Ben gagliardo si mostro'
Se alla giovane l'amore
In tal guisa egli provo'.

GASTONE E MATTADORI
Poi, tra plausi, ritornato
Alla bella del suo cor,
Colse il premio desiato
Tra le braccia dell'amor.
GLI ALTRI
Con tai prove i mattadori
San le belle conquistar!

GASTONE E MATTADORI
Ma qui son piu' miti i cori;
A noi basta folleggiar

TUTTI
Si', si', allegri Or pria tentiamo
Della sorte il vario umor;
La palestra dischiudiamo
Agli audaci giuocator.
(Gli uomini si tolgono la maschera, chi passeggia e chi si accinge a giuocare.)

SCENA XII
(Detti ed Alfredo, quindi Violetta col Barone. Un servo a tempo.)

TUTTI
Alfredo! Voi!

ALFREDO
Si', amici

FLORA
Violetta?

ALFREDO
Non ne so.

TUTTI
Ben disinvolto! Bravo!
Or via, giuocar si puo'.

GASTONE
(Si pone a tagliare, Alfredo ed altri puntano.)

VIOLETTA
(Entra al braccio del Barone.)

FLORA
(andandole incontro)
Qui desiata giungi.

VIOLETTA
Cessi al cortese invito.

FLORA
Grata vi son, barone, d'averlo pur gradito.

BARONE
(piano a Violetta)
(Germont e' qui! il vedete!)

VIOLETTA
(Ciel! gli e' vero). Il vedo.

BARONE
(cupo)
Da voi non un sol detto si volga
A questo Alfredo.

VIOLETTA
(Ah, perche' venni, incauta!
Pieta' di me, gran Dio!)

FLORA
(a Violetta, facendola sedere presso di se' sul divano)
Meco t'assidi: narrami quai novita' vegg'io?
(Il Dottore si avvicina ad esse, che sommessamente conversano. Il Marchese si
trattiene a parte col Barone, Gastone taglia, Alfredo ed altn puntano,
altri passeggiano.)

ALFREDO
Un quattro!

GASTONE
Ancora hai vinto.

ALFREDO
(Punta e vince)
Sfortuna nell'amore
Vale fortuna al giuoco!

TUTTI
E' sempre vincitorel

ALFREDO
Oh, vincero' stasera; e l'oro guadagnato
Poscia a goder tra' campi ritornero' beato.

FLORA
Solo?

ALFREDO
No, no, con tale che vi fu meco ancor,
Poi mi sfuggi'a

VIOLETTA
(Mio Dio!)

GASTONE
(ad Alfredo, indicando Violetta)
(Pieta' di lei!)

BARONE
(ad Alfredo, con mal frenata ira)
Signor!

VIOLETTA
(al Barone)
(Frenatevi, o vi lascio.)

ALFREDO
(disinvolto)
Barone, m'appellaste?

BARONE
Siete in si' gran fortuna,
Che al giuoco mi tentaste.

ALFREDO
(ironico)
Si'? la disfida accetto

VIOLETTA
(Che fia? morir mi sento.)

BARONE
(puntando)
Cento luigi a destra.

ALFREDO
(puntando)
Ed alla manca cento.

GASTONE
Un asse un fante hai vinto!

BARONE
Il doppio?

ALFREDO
Il doppio sia.

GASTONE
(tagliando)
Un quattro, un sette.

TUTTI
Ancora!

ALFREDO
Pur la vittoria e' mia!

CORO
Bravo davver! la sorte e' tutta per Alfredo!

FLORA
Del villeggiar la spesa fara' il baron,
Gia' il vedo.

ALFREDO
(al Barone)
Seguite pur.

SERVO
La cena e' pronta.

CORO
(avviandosi)
Andiamo.

ALFREDO
Se continuar v'aggrada
(tra loro a parte)

BARONE
Per ora nol possiamo:
Piu' tardi la rivincita.

ALFREDO
Al gioco che vorrete.

BARONE
Seguiam gli amici; poscia

ALFREDO
Saro' qual bramerete.
(Tutti entrano nella porta di mezzo: la scena rimane un istante vuota.)

SCENA XIII
(Violetta che ritorna affannata, indi Alfredo.)

VIOLETTA
Invitato a qui seguirmi,
Verra' desso? vorra' udirmi?
Ei verra', che' l'odio atroce
Puote in lui piu' di mia voce

ALFREDO
Mi chiamaste? che bramate?

VIOLETTA
Questi luoghi abbandonate
Un periglio vi sovrasta

ALFREDO
Ah, comprendo! Basta, basta
E si' vile mi credete?

VIOLETTA
Ah no, mai

ALFREDO
Ma che temete?. .

VIOLETTA
Temo sempre del Barone

ALFREDO
E' tra noi mortal quistione
S'ei cadra' per mano mia
Un sol colpo vi torri'a
Coll'amante il protettore
V'atterrisce tal sciagura?

VIOLETTA
Ma s'ei fosse l'uccisore?
Ecco l'unica sventura
Ch'io pavento a me fatale!

ALFREDO
La mia morte! Che ven cale?

VIOLETTA
Deh, partite, e sull'istante.

ALFREDO
Partiro', ma giura innante
Che dovunque seguirai
I miei passi

VIOLETTA
Ah, no, giammai.

ALFREDO
No! giammai!

VIOLETTA
Va', sciagurato.
Scorda un nome ch'e' infamato.
Va mi lascia sul momento
Di fuggirti un giuramento
Sacro io feci

ALFREDO
E chi potea?

VIOLETTA
Chi diritto pien ne avea.

ALFREDO
Fu Douphol?

VIOLETTA
(con supremo sforzo)
Si'.

ALFREDO
Dunque l'ami?

VIOLETTA
Ebben l'amo

ALFREDO
(Corre furente alla porta e grida )
Or tutti a me.

SCENA XIV
(Detti, e tutti i precedenti che confusamente ritornano.)

TUTTI
Ne appellaste? Che volete?

ALFREDO
(additando Violetta che abbattuta si appoggia al tavolino)
Questa donna conoscete?

TUTTI
Chi? Violetta?

ALFREDO
Che facesse
Non sapete?

VIOLETTA
Ah, taci

TUTTI
No.

ALFREDO
Ogni suo aver tal femmina
Per amor mio sperdea
Io cieco, vile, misero,
Tutto accettar potea,
Ma e' tempo ancora! tergermi
Da tanta macchia bramo
Qui testimoni vi chiamo
Che qui pagata io l'ho.
(Getta con furente sprezzo una borsa ai piedi di Vloletta, che sviene tra
le braccia di
Flora e del Dottore. In tal momento entra il padre.)

SCENA XV
(Detti, ed il Signor Germont, ch'entra all'ultime parole.)

TUTTI
Oh, infamia orribile
Tu commettesti!
Un cor sensibile
Cosi' uccidesti!
Di donne ignobile
Insultator,
Di qui allontanati,
Ne desti orror.

GERMONT
(con dignitoso fuoco)
Di sprezzo degno se stesso rende
Chi pur nell'ira la donna offende.
Dove'e' mio figlio? piu' non lo vedo:
In te piu' Alfredo - trovar non so.
(Io sol fra tanti so qual virtude
Di quella misera il sen racchiude
Io so che l'ama, che gli e' fedele,
Eppur, crudele, - tacer dovro'!)

ALFREDO
(da se')
(Ah si' che feci! ne sento orrore.
Gelosa smania, deluso amore
Mi strazia l'alma piu' non ragiono.
Da lei perdono - piu' non avro'.
Volea fuggirla non ho potuto!
Dall'ira spinto son qui venuto!
Or che lo sdegno ho disfogato,
Me sciagurato! - rimorso n'ho.

VIOLETTA
(riavendosi)
Alfredo, Alfredo, di questo core
Non puoi comprendere tutto l'amore;
Tu non conosci che fino a prezzo
Del tuo disprezzo - provato io l'ho!
Ma verra' giorno in che il saprai
Com'io t'amassi confesserai
Dio dai rimorsi ti salvi allora;
Io spenta ancora - pur t'amero'.

BARONE
(piano ad Alfredo)
A questa donna l'atroce insulto
Qui tutti offese, ma non inulto
Fia tanto oltraggio - provar vi voglio
Che tanto orgolio - fiaccar sapro'.

TUTTI
Ah, quanto peni! Ma pur fa core
Qui soffre ognuno del tuo dolore;
Fra cari amici qui sei soltanto;
Rasciuga il pianto - che t'inondo'.

ATTO TERZO
Preludio

SCENA I
Camera da letto di Violetta. Nel fondo e' un letto con cortine mezze
tirate; una
finestra chiusa da imposte interne; presso il letto uno sgabello su cui una
bottiglia di
acqua, una tazza di cristallo, diverse medicine. A meta' della scena una
toilette, vicino
un canape'; piu' distante un altro mobile, sui cui arde un lume da notte;
varie sedie ed
altri mobili. La porta e' a sinistra; di fronte v'e' un caminetto con fuoco
acceso.
(Violetta dorme sul letto. Annina, seduta presso il caminetto, e' pure
addormentata.)

VIOLETTA
(destandosi)
Annina?

ANNINA
(svegliandosi confusa)
Comandate?

VIOLETTA
Dormivi, poveretta?

ANNINA
Si', perdonate.

VIOLETTA
Dammi d'acqua un sorso.
(Annina eseguisce.)
Osserva, e' pieno il giorno?

ANNINA
Son sett'ore.

VIOLETTA
Da' accesso a un po' di luce

ANNINA
(Apre le imposte e guarda nella via.)
Il signor di Grenvil!

VIOLETTA
Oh, il vero amico!
Alzar mi vo' m'aita.
(Si rialza e ricade; poi, sostenuta da Annina, va lentamente verso il
canape', ed il
Dottore entra in tempo per assisterla ad adagiarsi. Annina vi aggiunge dei
cuscini.)

SCENA II
(Dette e il Dottore.)

VIOLETTA
Quanta bonta' pensaste a me per tempo!

DOTTORE
(Le tocca il polso.)
Or, come vi sentite?

VIOLETTA
Soffre il mio corpo, ma tranquilla ho  l'alma.
Mi conforto' iersera un pio ministro.
Religione e' sollievo a' sofferenti.

DOTTORE
E questa notte?

VIOLETTA
Ebbi tranquillo il sonno.

DOTTORE
Coraggio adunque la convalescenza
Non e' lontana

VIOLETTA
Oh, la bugia pietosa
A' medici e' concessa

DOTTORE
(stringendole la mano)
Addio a piu' tardi.

VIOLETTA
Non mi scordate.

ANNINA
(piano al Dottore accompagnandolo)
Come va, signore?

DOTTORE
(piano a parte)
La tisi non le accorda che poche ore.
(Esce.)

SCENA III
(Violetta e Annina)

ANNINA
Or fate cor.

VIOLETTA
Giorno di festa e' questo?

ANNINA
Tutta Parigi impazza e' carnevale

VIOLETTA
Ah, nel comun tripudio, sallo il cielo
Quanti infelici soffron! Quale somma
V'ha in quello stipo?
(indicandolo)

ANNINA
(L'apre e conta.)
Venti luigi.

VIOLETTA
Dieci ne reca ai poveri tu stessa.

ANNINA
Poco rimanvi allora

VIOLETTA
Oh, mi sara' bastante;
Cerca poscia mie lettere.

ANNINA
Ma voi?

VIOLETTA
Nulla occorra' sollecita, se puoi
(Annina esce)

SCENA IV
(Violetta, sola.)

VIOLETTA
(Trae dal seno una lettera.)
"Teneste la promessa la disfida
Ebbe luogo! il barone fu ferito,
Pero' migliora Alfredo
E' in stranio suolo; il vostro sacrifizio
Io stesso gli ho svelato;
Egli a voi tornera' pel suo perdono;
Io pur verro' Curatevi meritate
Un avvenir migliore. -
Giorgio Germont".
(desolata)
E' tardi!
(Si alza.)
Attendo, attendo ne' a me giungon mai! . . .
(Si guarda allo specchio.)
Oh, come son mutata!
Ma il dottore a sperar pure m'esorta!
Ah, con tal morbo ogni speranza e' morta.
Addio, del passato bei sogni ridenti,
Le rose del volto gia' son pallenti;
L'amore d'Alfredo pur esso mi manca,
Conforto, sostegno dell'anima stanca
Ah, della traviata sorridi al desio;
A lei, deh, perdona; tu accoglila, o Dio,
Or tutto fini'.
Le gioie, i dolori tra poco avran fine,
La tomba ai mortali di tutto e' confine!
Non lagrima o fiore avra' la mia fossa,
Non croce col nome che copra quest'ossa!
Ah, della traviata sorridi al desio;
A lei, deh, perdona; tu accoglila, o Dio.
Or tutto fini'!
(Siede.)

CORO DI MASCHERE
(all'esterno)
Largo al quadrupede
Sir della festa,
Di fiori e pampini
Cinto la testa
Largo al piu' docile
D'ogni cornuto,
Di corni e pifferi
Abbia il saluto.
Parigini, date passo
Al trionfo del Bue grasso.
L'Asia, ne' l'Africa
Vide il piu' bello,
Vanto ed orgoglio
D'ogni macello
Allegre maschere,
Pazzi garzoni,
Tutti plauditelo
Con canti e suoni!
Parigini, date passo
Al trionfo del Bue grasso.

SCENA V
(Detta ed Annina, che torna frettolosa.)

ANNINA
(esitando)
Signora!

VIOLETTA
Che t'accade?

ANNINA
Quest'oggi, e' vero?
Vi sentite meglio?

VIOLETTA
Si', perche'?

ANNINA
D'esser calma promettete?

VIOLETTA
Si', che vuoi dirmi?

ANNINA
Prevenir vi volli
Una gioia improvvisa

VIOLETTA
Una gioia! dicesti?

ANNINA
Si', o signora

VIOLETTA
Alfredo! Ah, tu il vedesti? ei vien! l'affretta .
(Annina afferma col capo, e va ad aprire la porta.)

SCENA VI
(Violetta, Alfredo e Annina.)

VIOLETTA
(Andando verso l'uscio.)
Alfredo!
(Alfredo comparisce pallido per la commozione, ed ambedue, gettandosi le
braccia al
collo, esclamano:)
Amato Alfredo!

ALFREDO
Mia Violetta!
Colpevol sono so tutto, o cara.

VIOLETTA
Io so che alfine reso mi sei!

ALFREDO
Da questo palpito s'io t'ami impara,
Senza te esistere piu' non potrei.

VIOLETTA
Ah, s'anco in vita m'hai ritrovata,
Credi che uccidere non puo' il dolor.

ALFREDO
Scorda l'affanno, donna adorata,
A me perdona e al genitor.

VIOLETTA
Ch'io ti perdoni? la rea son io:
Ma solo amore tal mi rende'
A DUE
Null'uomo o demone, angelo mio,
Mai piu' staccarti potra' da me.
Parigi, o cara/o noi lasceremo,
La vita uniti trascorreremo:
De' corsi affanni compenso avrai,
La mia/tua salute rifiorira'.
Sospiro e luce tu mi sarai,
Tutto il futuro ne arridera'.

VIOLETTA
Ah, non piu', a un tempio
Alfredo, andiamo,
Del tuo ritorno grazie rendiamo
(Vacilla.)

ALFREDO
Tu impallidisci

VIOLETTA
E' nulla, sai!
Gioia improvvisa non entra mai
Senza turbarlo in mesto core
(Si abbandona come sfinita sopra una sedia col capo cadente all'indietro.)

ALFREDO
(spaventato, sorreggendola)
Gran Dio! Violetta!

VIOLETTA
(sforzandosi)
E' il mio malore
Fu debolezza! ora son forte
(sforzandosi)
Vedi? sorrido

ALFREDO
(desolato)
(Ahi, cruda sorte!)

VIOLETTA
Fu nulla Annina, dammi a vestire.

ALFREDO
Adesso? Attendi

VIOLETTA
(alzandosi)
No voglio uscire.
(Annina le presenta una veste ch'ella fa per indossare e impedita dalla
debolezza,
esclama:)
Gran Dio! non posso!
(Getta con dispetto la veste e ricade sulla sedia.)

ALFREDO
(ad Annina)
(Cielo! che vedo!)
Va pel dottor

VIOLETTA
(ad Annina)
Digli che Alfredo
E' ritornato all'amor mio
Digli che vivere ancor vogl'io
(Annina parte.)
(ad Alfredo)
Ma se tornando non m'hai salvato,
A niuno in terra salvarmi e' dato.
(sorgendo impetuosa)
Gran Dio! morir si' giovane,
Io che penato ho tanto!
Morir si' presso a tergere
Il mio si' lungo pianto!
Ah, dunque fu delirio
La cruda mia speranza;
Invano di costanza
Armato avro' il mio cor!
Alfredo! oh, il crudo termine
Serbato al nostro amor!

ALFREDO
Oh mio sospiro, oh palpito,
Diletto del cor mio!
Le mie colle tue lagrime
Confondere degg'io
Ma piu' che mai, deh, credilo,
M'e' d'uopo di costanza,
Ah! tutto alla speranza
Non chiudere il tuo cor.
Violetta mia, deh, calmati,
M'uccide il tuo dolor.
(Violetta s'abbatte sul canape'.)

SCENA ULTIMA
(Detti, Annina, il signor Germont, ed il Dottore.)

GERMONT
Ah, Violetta!

VIOLETTA
Voi, Signor!

ALFREDO
Mio padre!

VIOLETTA
Non mi scordaste?

GERMONT
La promessa adempio
A stringervi qual figlia vengo al seno,
O generosa

VIOLETTA
Ahime', tardi giungeste!
Pure, grata ven sono
Grenvil, vedete? tra le braccia io spiro
Di quanti ho cari al mondo

GERMONT
Che mai dite!
(osservando Violetta)
(Oh cielo e' ver!)

ALFREDO
La vedi, padre mio?

GERMONT
Di piu' non lacerarmi
Troppo rimorso l'alma mi divora
Quasi fulmin m'atterra ogni suo detto
Oh, malcauto vegliardo!
Ah, tutto il mal ch'io feci ora sol vedo!

VIOLETTA
(frattanto avra' aperto a stento un ripostiglio della toilette, e toltone
un medaglione
dice:)
Piu' a me t'appressa ascolta, amato Alfredo.
Prendi: quest'e' l'immagine
De' miei passati giorni;
A rammentar ti torni
Colei che si' t'amo'.
Se una pudica vergine
Degli anni suoi nel fiore
A te donasse il core
Sposa ti sia lo vo'.
Le porgi questa effigie:
Dille che dono ell'e'
Di chi nel ciel tra gli angeli
Prega per lei, per te.

ALFREDO
No, non morrai, non dirmelo
Dei viver, amor mio
A strazio si' terribile
Qui non mi trasse Iddio
Si' presto, ah no, dividerti
Morte non puo' da me.
Ah, vivi, o un solo feretro
M'accogliera' con te.

GERMONT
Cara, sublime vittima
D'un disperato amore,
Perdonami lo strazio
Recato al tuo bel core.

GERMONT, DOTTORE E ANNINA
Finche' avra' il ciglio lacrime
Io piangero' per te
Vola a' beati spiriti;
Iddio ti chiama a se'.

VIOLETTA
(rialzandosi animata)
E' strano!

TUTTI
Che!

VIOLETTA
Cessarono
Gli spasmi del dolore.
In me rinasce m'agita
Insolito vigore!
Ah! io ritorno a vivere
(trasalendo)
Oh gioia!
(Ricade sul canape'.)

TUTTI
O cielo! muor!

ALFREDO
Violetta!

ANNINA E GERMONT
Oh Dio, soccorrasi

DOTTORE
(dopo averle toccato il polso)
E' spenta!

TUTTI
Oh mio dolor!
(quadro e cala la tela.)

FINE

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